EL GRECO ARCHITETTO DI ALTARI
In occasione del quarto centenario dalla morte di Doménikos Theotokópoulos detto “El Greco” (1541-1614) la mostra fotografica “El Greco architetto di altari” di uno dei più noti storici dell’architettura spagnoli, Joaquín Bérchez, fino al 14 giugno al Palladio Museum di Vicenza, restituisce un capitolo molto importante, ma altrettanto poco conosciuto, dell’attività artistica del grande pittore rinascimentale: il suo lavoro come architetto nell’arte del retablo, ovvero nella progettazione di altari. El Greco, formatosi prima a Creta e poi a Venezia e Roma, nel 1577 si trasferì a Toledo. Nella città spagnola il sistema di produzione delle immagini era ben diverso da quello italiano e l’artista realizzava non solo i dipinti ma anche i grandi altari che li incorniciavano, i retablos appunto. Insieme al figlio Manuel, si occupò dell’intaglio dell’assemblaggio e della doratura degli elementi architettonici per le pale. A Toledo El Greco si fece notare per lo stile personale, per un particolare gusto nell’uso dell’oro brunito, eredità dei primi anni di formazione trascorsi a Creta. Le architetture di avanguardia conosciute durante i soggiorni a Venezia e Roma (in particolare quelle di Andrea Palladio e di Michelangelo) furono così reinterpretate da El Greco e adattate agli usi e ai modi dell’architettura spagnola e soprattutto di Toledo.
(red)
PALERMO ALLA SCOPERTA DI JOSE’ GALINDO
Regina José Galindo, tra le più importanti artiste contemporanee e performer internazionali, vincitrice del Leone d’Oro alla 51.ma Biennale di Venezia come migliore giovane artista, presenta fino al 28 giugno, ai Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, la mostra “Estoy Viva” con una nuova veste rispetto alla recente esposizione milanese presentandosi come la più ampia mostra antologica dell’artista mai realizzata finora. Prevista anche la première assoluta del video della performance Combustible, svoltasi nella Repubblica Domenicana nell’estate scorsa. Articolata in cinque sezioni tematiche (Politica, Donna, Violenza, Organico e Morte), la mostra si sviluppa lungo un corpus di opere costituito da oltre sessanta lavori tra video, fotografie e sculture, in un percorso costruito attraverso cortocircuiti visivi ed emotivi, che mettono lo spettatore a confronto con le paure umane, con le proprie incertezze e i propri errori.
(PO / red)
L’ARTE LOMBARDA DELL’“ETA’ D’ORO”
La mostra “Arte Lombarda dai Visconti agli Sforza” che si tiene fino al 28 giugno a Palazzo Reale di Milano, si ispira in modo programmatico alla grande ed omonima esposizione allestita nel 1958 nelle stesse sale, risanate dopo i bombardamenti del 1943: un progetto che aveva allora costituito l’affermazione dell’identità culturale milanese e lombarda e che oggi ripensa quel progetto nella chiave più pertinente e attuale: quella della centralità di Milano e della Lombardia, alle radici della cultura dell’Europa moderna. L’esposizione è parte di Expo in città, il palinsesto di iniziative che accompagnerà la vita culturale della città durante il semestre dell’Esposizione Universale. Le circa 250 opere in mostra – che vanno dal primo Trecento al primo Cinquecento posti sotto la signoria dei Visconti e poi degli Sforza, fino alla frattura costituita dall’arrivo dei Francesi – sono state selezionate in modo da consentire al visitatore non solo di apprezzare la preziosità dei materiali e la bellezza dei singoli oggetti, ma anche di riconoscerne i legami formali e il linguaggio comune. La rassegna, che fa seguito alla mostra di Bramante a Brera e precede immediatamente la monumentale monografica dedicata Leonardo Da Vinci a Palazzo Reale, si inserisce in un percorso storico artistico, fortemente voluto e sostenuto dal Comune di Milano, dalla Pinacoteca di Brera e da Skira editore, che ricostruisce quel periodo storico che fu una vera e propria “età dell’oro” milanese che vide protagonisti, tra gli altri, artisti come lo stesso Giotto, Giovanni di Balduccio, Giovannino de’ Grassi, Michelino da Besozzo e Gottardo Scotti.
(red)
I RIFLESSI ITALIANI DELL’IMPRESSIONISMO
Fino al 28 giugno GamManzoni. Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea di Milano ospita, in occasione di Expo, la mostra “Da Boldini a Segantini. Riflessi dell’impressionismo in Italia”, che presenta 35 opere, alcune mai esposte a Milano, di alcuni tra gli indiscussi protagonisti dell’arte italiana dell’Ottocento, provenienti da prestigiose collezioni private europee. Un evento dedicato alle eccellenze della pittura italiana del XIX secolo, attraverso quegli esponenti che hanno partecipato, con le loro creazioni, alle più importanti Esposizioni Universali a cavallo dei due secoli. Il percorso espositivo presenta capolavori come La lettera di Federico Zandomeneghi, appartenuta alla celebre raccolta di Giacomo Jucker e Dall’alto di Filippo Carcano, non più esposto in Italia da circa un secolo e di proprietà di un’importante raccolta statunitense. Tra i macchiaioli spiccano Via di Ravenna di Telemaco Signorini, anch’esso mai visto a Milano, proveniente da una nobile famiglia fiorentina, pendant dell’altrettanto celebre dipinto di analogo soggetto custodito alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ed Esercizi di cavalleria di Giovanni Fattori che, dopo diversi decenni esce dalla collezione che lo ospita. Tra le varie opere, si segnalano, inoltre, Scavi di Pompei di Filippo Palizzi, L’uscita dal Duomo di Mosé Bianchi, rimasta in Francia per quasi un secolo e riportata in patria da Enrico Piceni e la straordinaria Alpe di maggio di Giovanni Segantini.
I CAPOLAVORI DI CARPACCIO
Dopo la grande mostra del 1963 a Palazzo Ducale a Venezia, il felice ritorno dell’ultimo sorprendente Carpaccio e la scoperta del figlio Benedetto a Palazzo Sarcinelli a Conegliano Veneto. La mostra, fino al 28 giugno, ripercorre gli ultimi dieci anni di attività di Vittòre Carpaccio (dal 1515 al 1525 ca.), considerato il più grande narratore, ‘teatralizzatore’ e vedutista ante – litteram della pittura veneziana, anni che sono segnati da una importante svolta nella sua poetica. In mostra capolavori di grandissima qualità e originalità, dipinti celebri da ritrovare come il San Giorgio che lotta con il drago di San Giorgio Maggiore, la Pala di Pirano, il Polittico da Pozzale del Cadore, o la particolarissima Entrata del podestà Contarini a Capodistria che, nella prospettiva adottata, consente allo spettatore un insolito e realistico sguardo sulla città; opere da riscoprire come le clamorose Portelle d’organo dal Duomo di Capodistria o il bellissimo Trittico di Santa Fosca ricomposto per la prima volta dopo cinquant’anni, in occasione della mostra; e ancora dipinti da scoprire, di fatto mai visti, come la novità assoluta del Padre eterno tra i cherubini da Sirtori, (Lecco). (red)
MODIGLIANI A LONDRA
Si intitola “A Unique Artistic Voice” la mostra che la Estorick Collection Of Modern Italian Art di Londra dedica, fino al 28 giugno, ad Amedeo Modigliani (1884-1920), vera e propria icona dell’arte del XX secolo. La mostra – la prima ad essere dedicata all’artista alla Estorick – si concentra sulle opere su carta della prima produzione di Modigliani che mostrano le influenze spirituali e stilistiche che hanno portato alla sua interpretazione unica del volto e della forma umane, che attingono ad una vasta gamma di influenze: etrusche, egizie, greche, africane, asiatiche e rinascimentali. Esposte diverse opere della collezione di un intimo amico di Modigliani Paul Alexandre – uno dei suoi pochi primi mecenati – insieme con pezzi provenienti da altre collezioni private, tra cui quella della stessa Eric Estorick. La Estorick Collection, che si trova ad Islington, non lontano dal centro della capitale britannica, è specializzata in arte italiana e reduce da un grande successo per una recente mostra su Renato Guttuso. (red)