“Non brindiamo, brucia la sconfitta di Venezia, come quella di Arezzo, Fermo, Matera e Nuoro”: l’amara sintesi, per il centrosinistra, la fa il vicesegretario del Partito democratico Lorenzo Guerini sulle colonne di Repubblica. Il turno di ballottaggio delle elezioni amministrative fa registrare un sensibile calo dell’affluenza alle urne e un altrettanto evidente battuta d’arresto del centrosinistra e del partito del premier Matteo Renzi, che al centrodestra lascia Venezia dopo ben 22 anni (Felice Casson subisce la rimonta di Luigi Brugnaro, in una città commissariata per il coinvolgimento dell’ ex sindaco di centrosinistra Giorgio Orsoni nella vicenda Mose) e Arezzo, città del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, perdendo anche a Rovigo, Fermo, Matera e Nuoro: anche nella città sarda si tratta di un passaggio epocale, visto che dopo 20 anni si interrompe il governo di centrosinistra. Centrosinistra che, però, strappa al centrodestra Aosta, Mantova, Trani confermandosi a Trento, Bolzano, Lecco e Macerata. Pd meglio in Lombardia, quindi che nel tradizionale feudo toscano. I 5 Stelle si affermano invece a Venaria Reale, Porto Torres, Quarto, Augusta e Gela. Chiuse le urne, è già tempo di autocritica o soddisfazione. La prima alberga necessariamente in casa democratica: “In Veneto sconfitta che brucia, manca il dialogo con la parte più produttiva del Paese” commenta la senatrice Laura Puppato a IntelligoNews.
LE REAZIONI NEL PD “Quello che ha pesato di più è la percezione del governo che complessivamente non riesce a risultare convincente su immigrazione e scuola. E poi non si può non mettere l’ accento sull’ astensionismo” commenta l’ esponente trevigiana del Pd, che suggerisce al premier di “fare uno sforzo di ascolto senza crogiolarsi delle 17 Regioni nelle mani del centrosinistra. Perché è vero che il centrodestra ha solo tre Regioni, ma sono tre territori che insieme fanno oltre 25% della popolazione italiana e quasi la metà del Pil del nostro Paese”. “Per me che avevo creduto nella possibilità di vincere nonostante Renzi, nonostante il partito della nazione, nel nome di un candidato che prometteva – per dirla con Bergoglio – ‘ una rinascita morale’ della città, sì, Venezia è una sconfitta” scrive su Facebook il senatore della minoranza Pd Corradino Mineo. Per l’ ex sindaco della città lagunare Massimo Cacciari, invece, la colpa non è del premier: “Il problema è che il Pd dimostra ancora una volta che dove non c’è Renzi di fatto non esiste. Venezia è una storia particolare, qui c’è stato il suicidio del Partito democratico. Ho spiegato da un anno quali scelte doveva fare e nessuno mi ha ascoltato. Peggio per loro, si sono suicidati”.
FORZA ITALIA E LEGA La soddisfazione, invece, alberga soprattutto nel centrodestra: l’ esito di questi ballottagi “dimostra che il fenomeno Renzi si sta sgonfiando” per il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: “Il centrodestra si rimbocchi le maniche. Ritrovi coesione. Rifletta sulle parole che Berlusconi ha pronunciato in queste settimane, proponendo un rinnovato spirito unitario e si attrezzi”. “Bellissimi risultati per i sindaci della Lega e sostenuti dalla Lega! Da oggi subito al lavoro: cambiare si può. Renzi, stiamo arrivando!!!” scrive su Twitter il leader della Lega Nord Matteo Salvini, che per disegnare il futuro centrodestra si dice però contrario agli “accordi a tutti i costi”, in particolare con Ncd. Mentre il leader del Nuovo centrodestra, Angelino Alfano, sottolinea che “l’ esperimento di Venezia dimostra che si può arrivare al ballottaggio senza Salvini e poi è lui che si aggrega”. Insomma, l’ unità non alberga né nel centosinistra né nel centrodestra. (15 giu – Roc)
