Domani a Roma si riuniscono i funzionari dei Ministeri degli Esteri del gruppo dei D-10, che sono le 10 democrazie più ricche della terra. Con Stati Uniti, Giappone, Australia, Canada e Corea del Sud ne fanno parte anche cinque paesi europei tra cui l’Italia. La riunione non è stata pubblicizzata ma è della massima importanza, perché i 10 dovranno decidere come risolvere la crisi politica libica.
Solo se cessa la guerra civile in Libia è possibile affrontare le altre due emergenze: quella della penetrazione dell’Isis nel Nord Africa e quella dell’immigrazione irregolare verso l’Italia e la Grecia. La riunione di domani dovrebbe dare nuovi e decisivi strumenti al mediatore dell’Onu che in Marocco sta negoziando l’accordo tra il governo di Tobruk e i suoi nemici di Tripoli.
Ma ci sono altre iniziative diplomatiche di cui dare conto, e che sfatano i luoghi comuni sulla presunta generale inerzia di fronte all’emergenza profughi, che è poi un’emergenza ben nota visto che i numeri degli sbarchi sono più o meno quelli dell’anno scorso. La differenza è che Francia, Austria, Svizzera e Germania ora respingono i migranti provenienti dall’Italia che prima accoglievano, e che in alcuni casi continuano ad accogliere quando non vengono da sud.
Per iniziativa italiana, in aprile è stato costituito a Tunisi un gruppo di lavoro in cui per la prima volta si è parlato di un impegno tunisino ad intervenire in mare per soccorrere le imbarcazioni partite dalle coste libiche, conducendo i migranti nei porti tunisini. Il servizio immigrazione della Polizia di Stato – molto attivo nei rapporti con i paesi terzi – ha presentato alla Commissione europea un progetto di intervento in Niger per assistere i migranti prima che raggiungano le coste della Libia. Sta negoziando con la Costa d’Avorio un accordo di riammissione dei suoi cittadini, e con la Turchia una collaborazione che dovrebbero presto dare i primi risultati concreti. E’ un lavoro paziente, silenzioso e utile, anche se non fa notizia. (15 giu)