Dino Zoff, mitico portiere della nazionale e della Juventus, ha scritto che nella sua squadra ideale – in un mondo in cui contassero i valori della persona – il centravanti sarebbe Pertini, le mezzeali De Gregori e Guccini mentre uno dei due difensori centrali sarebbe Vittorio Sermonti. I centrali – ha spiegato il campione – sono in un certo senso il pilastro che tiene in piedi la squadra, sono quei due giocatori contro cui tutto finisce e da dove tutto comincia. Essere convocato nella nazionale di Zoff, deve aver fatto piacere al grande dantista, che di calcio è appassionato ed esperto e che da ragazzo giocava a pallone con Pasolini.
Qualche giorno fa Giuliano Ferrara, dopo aver riletto la Commedia nella versione commentata da Sermonti, che la Bur-Rizzoli ha mandato il 21 maggio in libreria nell’edizione definitiva, ha scritto sul Foglio che Sermonti dovrebbe essere nominato senatore a vita, anzi lo avrebbero dovuto nominare già trent’anni fa, allorché dettò alla radio la prima stesura del suo lavoro.
Chissà se accadrà. Certo è che merita un grazie, con o senza laticlavio, quel signore che con il suo pensiero, le intuizioni, le parole e la voce ha consentito a tanti italiani di accedere alla stanza del tesoro, dove è custodito il capolavoro inesauribile di Dante. Quel signore che ci accompagna in un viaggio nella luce e nel mistero: il mistero di un antico poeta di Firenze che sostiene di essere salito in carne e ossa nell’alto dei cieli.
Gli hanno chiesto per chi si ostina a lavorare su Dante. Lavoro – ha scritto sulla sua pagina Facebook, dove è approdato a 85 anni – per qualsiasi contemporaneo abbia conservato come me una stella filante, un coriandolo almeno di “ragazzità”, che insomma non sia convinto di aver capito già tutto della vita, di cosa è più importante a questo mondo, degli altri e di sé. E ha concluso: “questo contemporaneo, giovane o vecchio che sia, può contare su tutta la mia amicizia”. (16 giu)