(18 giu) Furono scoperti e portati alla luce nel corso degli scavi effettuati nel 1863, ora grazie alla stampa 3D, applicata nell’ambito del restauro del patrimonio artistico e culturale, potranno essere ammirati da vicino in tutto il mondo. Sono i calchi dei corpi di uomini, donne e bambini morti a Pompei duemila anni fa, nel 79 d.C., in seguito all’eruzione del Vesuvio, oggetto di un importante restauro. Per eseguire l’intervento, la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia ha chiesto la collaborazione di Wasp. La prima fase prevede la replica in Pla, scala 1:1, di dieci calchi. A Pompei sono attualmente al lavoro due Delta 40 70. Wasp ha fornito anche il materiale necessario alla stampa 3D e l’assistenza tecnica. Secondo quanto ha affermato il soprintendente Massimo Osanna, “i calchi sono le testimonianze più richieste all’estero”. Il problema è che sono troppo fragili per poter viaggiare ed è qui che entrano in gioco le copie, perfettamente riprodotte con la tecnica della stampa 3D. Le prime stampe andranno in Canada tra qualche mese ed è certo che successivamente la domanda non mancherà da parte di musei e siti di tutto il mondo. Quella che si annuncia fin d’ora è dunque una sorta di mostra itinerante. “Pompei è un esempio di come la tecnologia può essere al servizio dei beni culturali – afferma Massimo Moretti – Finora Wasp non sapeva di poter dare un contributo così importante in questa direzione. Quando siamo stati interpellati dai responsabili del restauro abbiamo risposto prontamente, con l’orgoglio di essere un’azienda italiana che partecipa e contribuisce grazie alle sue stampanti 3D a questo lavoro di diffusione”. (Red)