“Il lavoro non è necessario solo per l’economia, ma per la persona umana, per la sua dignità, per la sua cittadinanza e anche per l’inclusione sociale. Torino è storicamente un polo di attrazione lavorativa, ma oggi risente fortemente della crisi: il lavoro manca, sono aumentate le disuguaglianze economiche e sociali, tante persone si sono impoverite e hanno problemi con la casa, la salute, l’istruzione e altri beni primari. L’immigrazione aumenta la competizione, ma i migranti non vanno colpevolizzati, perché essi sono vittime dell’iniquità, di questa economia che scarta e delle guerre. Fa piangere vedere lo spettacolo di questi giorni, in cui esseri umani vengono trattati come merce”. Sono le parole pronunciate da Papa Francesco questa mattina presso la Piazzetta Reale di Torino dove ha incontrato il mondo del lavoro. Bergoglio è in visita pastorale a Torino in occasione dell’Ostensione della Sindone e del bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco.
NO A UN’ECONOMIA DELLO SCARTO “In questa situazione siamo chiamati a ribadire il no a un’economia dello scarto, che chiede di rassegnarsi all’esclusione di coloro che vivono in povertà assoluta – a Torino circa un decimo della popolazione. Si escludono i bambini (natalità zero!), si escludono gli anziani, e adesso si escludono i giovani (più del 40% di giovani disoccupati)! Quello che non produce si esclude a modo di usa e getta” ha aggiunto il Pontefice.
NO ALL’IDOLATRIA DEL DENARO “Siamo chiamati a ribadire il no all’idolatria del denaro – ha continuato il Papa – che spinge ad entrare a tutti i costi nel numero dei pochi che, malgrado la crisi, si arricchiscono, senza curarsi dei tanti che si impoveriscono, a volte fino alla fame”.
NO ALLA CORRUZIONE Papa Francesco nel suo discorso al mondo del lavoro a Torino ha parlato anche di corruzione : “Siamo chiamati a dire no alla corruzione, tanto diffusa che sembra essere un atteggiamento, un comportamento normale. Ma non a parole, con i fatti. No alle collusioni mafiose, alle truffe, alle tangenti, e cose del genere. E solo così, unendo le forze, possiamo dire no all’iniquità che genera violenza. Don Bosco ci insegna che il metodo migliore è quello preventivo: anche il conflitto sociale va prevenuto, e questo si fa con la giustizia”. (red – 21 giu)