(22 giugno 2015) L’istituto demoscopico Swg ha chiesto al suo campione di pronunciarsi su queste quattro affermazioni. Prima affermazione: “È necessario anteporre gli interessi degli italiani rispetto a quelli degli immigrati”. Risultato: 66% di sì. Seconda affermazione: “È giusto badare soprattutto ai propri interessi”. 58% di sì. Terza affermazione: “È giusto pensare solo alla propria famiglia”. 48% d’accordo. Quarta affermazione: “È giusto e conviene fare anche i furbi”. 24% d’accordo persino su questo. Poi Swg ha confezionato il tutto e lo ha messo a disposizione degli interessati con il titolo “Scenari di un’Italia che cambia”.
Come si vede, non c’è via di scampo per gli intervistati eventualmente convinti che il mondo non si divida tra italiani e immigrati e che gli interessi degli uni e quelli degli altri possono addirittura coincidere. Questa ipotesi non era prevista dal questionario e quindi non sapremo mai se negli “scenari di un’Italia che cambia” c’è posto anche per un pensiero meno becero o forse solo più articolato.
Ad ogni buon conto, per quanto riguarda gli interessi reciproci, ricordiamo che in Italia vivono 5 milioni di stranieri: 3 lavorano e 2 sono i loro familiari. Questi 3 milioni in massima parte fanno lavori rifiutati dagli italiani: i pescatori a Mazara del Vallo e i pastori in Abruzzo, gli stagionali in agricoltura, gli operai nei cantieri e nelle fonderie, i lavapiatti i facchini e i cucinieri, gli addetti ai lavori più umili e faticosi nel commercio e nella ristorazione. Colf e badanti straniere consentono a milioni di uomini e donne di andare al lavoro e salvano lo stato sociale, mentre altri milioni di italiani riscuotono la pensione grazie anche ai 10 miliardi di contributi che gli stranieri versano annualmente all’Inps. Come ci ha spiegato l’Istat, il paese ha bisogno di almeno 200mila immigrati l’anno per non chiudere bottega. Anche i sondaggisti, quando formulano le loro domande, dovrebbero tenerne conto.
