Ogni venerdì i romani che si servono dei mezzi pubblici per andare a lavorare, usciti di casa scrutano l’orizzonte sperando che in fondo al viale si materializzi la sagoma dell’autobus. Il venerdì, infatti, spesso gli autisti scioperano, per motivi glocal che nessuno spiega agli utenti. Per i romani lo sciopero dei mezzi, alla viglia del week end, è come il temporale d’agosto, un evento naturale prevedibile e ineluttabile.
C’è da dire che in cambio del disagio a Roma sui mezzi si viaggia gratis, o meglio: viaggia gratis, perché non acquista il biglietto, una quota considerevole dei passeggeri. Anche questo è un unicum nel panorama delle grandi città dell’occidente. Nel resto del mondo, quando si sale sull’autobus, si deve mostrare il biglietto all’autista o al controllore. In realtà dovrebbe succedere anche a Roma, visto che il 25 febbraio 2014 il consiglio comunale con 17 voti a favore, nove contrari e cinque astenuti approvò una mozione che impegnava il sindaco a reintrodurre sugli autobus la figura del bigliettaio, allo scopo appunto di contrastare il fenomeno dell’evasione del pagamento dei titoli di viaggio. Ma non è accaduto nulla.
Il risultato è che, secondo un recente studio di Mediobanca, in sette anni Atac ha perso oltre un miliardo. Si tratta della stessa azienda in cui un gruppo di funzionari stampava biglietti falsi, che poi girava ai rivenditori ufficiali trattenendo per sé il ricavato.
Atac possiede 2300 veicoli fra bus e tram, ogni giorno 600 restano in garage perché guasti, altri 200 rientrano subito in deposito per problemi tecnici.
Guido Improta, assessore comunale ai trasporti, ieri ha annunciato le sue dimissioni. Tutti i giornali hanno trovato interessante e significativo il fatto che si tratti di un renziano, ma nessuno gli ha chiesto notizie degli autobus.
(23 giugno 2015)