(29 giugno 2015) Un conto è dire “aiutiamoli a casa loro”, un conto è farlo. Sono migliaia i volontari italiani che lavorano in Africa perché li si possa vivere meglio e dunque per prevenire il dramma delle migrazioni.
Uno dei settori chiave è quello della produzione e dell’educazione alimentare. Nel Burkina Faso sono presenti da tempo i veronesi di ProgettoMondo Mlal, In tre anni hanno insegnato a migliaia di mamme, villaggio per villaggio, come selezionare gli alimenti già disponibili sul territorio, e come cucinarli per ottenere un pasto ipernutriente. Così nella regione è stato dimezzato il tasso di malnutrizione. Ora l’obiettivo è confermare questo importante risultato in altre due regioni particolarmente vulnerabili, dando sicurezza alimentare a 440 mila famiglie. Nelle retrovie, la campagna si avvale della collaborazione di testimonial competenti come lo chef Giancarlo Perbellini.
Lascerà il segno anche il progetto della fondazione Slow Food chiamato “10.000 orti in Africa”. Realizzare 10.000 orti nelle scuole e nei villaggi africani – ha spiegato Carlo Petrini – significa garantire alle comunità cibo fresco e sano, ma anche formare una rete di leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura; protagonisti del cambiamento e del futuro del continente. Dalle oasi marocchine alle terre aride del Mali, dagli altopiani del Kenya alle foreste ugandesi, sono già più di mille gli orti entrati in produzione. Alcuni sono nati addirittura nei campi profughi.
I volontari italiani che lavorano in Africa non amano la ribalta e non frequentano gli studi televisivi. Chi li avesse voluti incontrare e magari ringraziare, ne avrebbe trovati molti ieri a Roma dove per festeggiare l’enciclica ecologica di Papa Francesco, la Federazione degli Organismi Cristiani del volontariato ha organizzato una marcia che da piazza Farnese ha raggiunto San Pietro.