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Dopo il successo romano
Escher fa tappa a Bologna

it@withub.it by it@withub.it
3 Luglio 2015
in Archivio speciali - Mostre
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BOLOGNA: NEL MONDO DI ESCHER

Escher, dopo il grande successo della tappa romana con i suoi oltre 200.000 visitatori, arriva a Bologna, portando costruzioni impossibili, esplorazioni infinite, giochi di specchi, motivi e geometrie interconnesse, ovvero il meraviglioso mondo di fantasia sbrigliata dell’artista che più di ogni altro trasforma l’ambiguità visiva in ambiguità di significato, che incanta con disegni e litografie che col passare del tempo hanno visto gli impieghi più disparati – come copertine dei long playing, scatole da regalo, francobolli, biglietti d’auguri e piastrelle -, per poi diventare vere e proprie opere d’arte. Con oltre 150 opere, tra cui i suoi capolavori più noti come Mano con sfera riflettente, Giorno e notte e Casa di scale, a Palazzo Albergati, fino al 19 luglio, la grande mostra antologica dedicata all’artista, incisore e grafico olandese, ne contestualizza il linguaggio artistico e racconta l’annodarsi di universi culturali apparentemente inconciliabili i quali, grazie alla sua arte e alla sua spinta creativa, si armonizzano, invece, in una dimensione visiva decisamente unica. (red)

 

GENOVA, LE CUOCHE DI STROZZI

Certamente una delle opere più conosciute della pittura genovese del Seicento, La cuoca di Bernardo Strozzi ritrae una garzona intenta a spennare un’oca tra altro pollame e con due tacchini appesi alle sue spalle, nella cucina di una dimora aristocratica genovese del Seicento. La fortuna che tale soggetto ebbe già ai tempi di Strozzi è attestata dalla ripresa da parte del pittore della stessa composizione, con alcune varianti, nella tela oggi conservata alla National Gallery of Scotland di Edimburgo. Il dipinto di Palazzo Rosso – una delle immagini più di frequente utilizzate per illustrare la copertina di libri di ricette culinarie – viene messa a confronto con la sua “gemella” scozzese, in prima mondiale esposte una accanto all’altra, fino al 19 luglio ai Musei di Strada Nuova, sotto il titolo di “La cucina italiana. Cuoche a confronto”. Attorno a questo confronto delle due opere – del Cappuccino sono raccolte altre opere di scuola fiamminga e italiana, provenienti dagli Uffizi e dalla Galleria Estense, che costituiscono diretti precedenti di questo nuovo gusto: dalle opere di Francesco Bassano e di Vincenzo Campi che rappresentano cucine e cuoche, anche accanto a scene sacre pur sempre ambientate in spazi domestici con analoghi elementi di natura morta e pollame appeso in bella vista; alle nature morte di Jacopo Chimenti che solo su questi ultimi dettagli si concentrano. (red)

 

VARESE: L’AEROPITTURA DI TATO

La mitologia dell’aeroplano non ancora divenuto mezzo di comunicazione di massa al centro della mostra “Tato futurista – 50 aeropitture per i 100 anni di SIAI Marchetti” esposta fino al 19 luglio nel Comune di Sesto Calende. Una grande esposizione curata da Salvatore Ventura – da decenni collezionista, esperto ed esegeta di Tato – che ripercorre la poetica di un artista poliedrico ed eclettico, personaggio fondamentale Futurismo e uno dei padri fondatori dell’Aeropittura. Tra i dipinti presenti: Sorvolando in spirale il Colosseo, del 1930, esposto alla mostra del 2014 sul Futurismo al Guggenheim di New York, Aeroplani+Metropoli del 1930, Atterrando del 1937 e Sorvolando un’officina del 1938. L’evento è inserito nell’ambito del programma di celebrazioni del centenario della SIAI Marchetti, storica industria aeronautica di Sesto Calende che, come noto, ha avuto momenti di grande successo internazionale in periodi prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. La prestigiosa rassegna su Tato sarà l’occasione per ammirare – nei due cortili attigui alle sale comunali – un velivolo SIAI Marchetti SM.80bis del 1933 e la vettura Lancia Aprilia Bilux del 1939, il cui design si ispira all’arte futurista e che fu auto di rappresentanza della SIAI Marchetti.

(red)

 

PRATO: SOFFICI INCONTRA SIRONI

La mostra “Ardengo Soffici e Mario Sironi. Silenzio e inquietudine”, fino al Museo Ardengo Soffici e del 900 italiano di Poggio a Caiano (paese del quale Soffici era originario) sintetizza l’attività dei due pittori nel XX secolo ed è concepita come antologia parallela: non una comparazione storico-critica, dunque, bensì un’occasione importante per rileggere capitoli essenziali nell’evoluzione della nostra storia. Le due diverse esperienze si estendono fino alle incalzanti vicende degli anni Cinquanta, quando Soffici (1879 – 1964) distillava nel paesaggio toscano una perfetta identificazione, ritmando le sue opere sul corso naturale delle stagioni, mentre Sironi (1885 – 1961) giungeva fino alle più rischiate sperimentazioni dell’informale. ‘Silenzio’ e ‘inquietudine’, le definizioni che fanno da sottotitolo alla mostra, possono essere applicate a entrambi gli artisti: c’è silenzio nei lavori di Sironi sostanzialmente ispirati alla classicità mediterranea e nelle sue periferie, luoghi di una inedita solitudine; c’è silenzio nelle figure e nei paesi dipinti da Soffici per renderne l’esemplare immutabilità. Quanto a ‘inquietudine’ il termine calza perfettamente con l’intreccio di vita e opere, nel cammino che ai più alti livelli hanno entrambi percorso nella nostra società. Un cammino che risulta evidente leggendo le loro biografie, con pagine anche drammatiche e nel sussulto dei loro vari periodi stilistici, dal futurismo al realismo. I contatti tra Soffici e Sironi non sono certo stati frequenti come, ad esempio, quelli tra Soffici e Medardo Rosso, Carrà, de Chirico, de Pisis, Carena. Li legano però significativi argomenti: anzitutto il rispetto per i maestri del passato, per la nostra tradizione formale, per la cultura figurativa. Caratteri del resto, che rappresentano il ceppo riconoscibile dell’arte italiana. (red)

PARIGI: OMAGGIO AD ANTONIONI

Da Palazzo dei Diamanti a Ferrara al Bozar di Bruxelles e, fino al 19 luglio, a Parigi, alla Cinémathèque française. Protagonista di questo tour europeo è una mostra dedicato al regista, ferrarese di nascita, Michelangelo Antonioni. La rassegna approda in uno dei templi della cinematografia mondiale, ovvero la Cinémathèque française, istituzione presieduta da Costa Gavras. Qui la grande retrospettiva sul regista è presentata con il titolo “Antonioni, aux origines du Pop. Cinéma, photographie, mode” e, com’è nella tradizione della Cinémathèque, accompagnata da una rassegna dei film del maestro. Punto di partenza della rassegnaè l’archivio personale del regista, patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, Museo Michelangelo Antonioni: fotografie, manoscritti, sceneggiature, lettere, testimonianze di collaboratori e amici, e opere d’arte realizzate da Antonioni stesso che permette di scoprire l’opera del maestro nella molteplicità dei suoi aspetti artistici e fa emergere in tutta la sua evidenza l’attualità dell’opera antonioniana. Dopo la fine della mostra a Parigi, l’esposizione si trasferirà all’Eye Museum di Amsterdam in autunno, proseguendo così il suo viaggio in Europa.  (red)

NAPOLI: IL BIG BANG BAROCCO DI PAOLINI

Uno dei più grandi maestri italiani del panorama internazionale offre una straordinaria visione della Cappella Sansevero di Napoli, concepita nel Settecento da Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, nota in tutto il mondo per il celebre Cristo velato. Giulio Paolini presenta nel tempio barocco, fino al 20 luglio, l’installazione “Da lontano”. Per il suo intervento l’artista torinese ha ideato un’opera costituita da due basi di plexiglas collocate una di fronte all’altra e sormontate da una teca. Su ciascuna base si trova il calco di una mano in gesso, associato a tondi trasparenti che trattengono dei frammenti d’immagine dell’antico pavimento della Cappella Sansevero e altri dettagli, riprodotti su acetato. In un caso, la mano è aperta e orientata in posizione verticale, e gli elementi d’immagine riproducono, oltre al pavimento, particolari di un’esplosione cosmica che allude al Big Bang. Nell’altro caso, la mano è chiusa e coricata e trattiene, oltre ai tondi, una riproduzione fotografica della Terra. Negli intenti dell’artista, “i disegni delle croci e dei quadrati concentrici, dall’originario pavimento labirintico della Cappella, sono sovrapposti e collocati simmetricamente a evocare la distanza tra l’eco di un lontano Big Bang e l’orbita del pianeta Terra”; le due mani “sembrano fissare l’inizio e la fine di un itinerario ermetico e imperscrutabile”.

 (red)

 

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