Roma, 7 lug – Un appello per salvare due pastori cristiani che rischiano la pena di morte in Sudan è stato lanciato ieri in Senato nell’ambito della presentazione del libro di Antonella Napoli, “Il mio nome è Meriam” (edizioni Piemme). I reverendi Peter Yein Reith e Michel Yat sono accusati di blasfemia, spionaggio e attentato all’ordine pubblico e sono rinchiusi in un carcere di massima sicurezza a Khartoum, capitale sudanese. Nel corso dell’incontro, oltre all’autrice, sono intervenuti sul tema il presidente del Gruppo del Partito democratico Luigi Zanda, il direttore del quotidiano Avvenire Marco Tarquinio, il segretario generale di Amnesty International Italia Gianni Rufini e il direttore della Agenzia Nev e membro del direttivo di Articolo 21 Gian Mario Gillio.Il libro, che racconta la storia di Meriam Ibrahim Ishag, una giovane sudanese incinta condannata a morte in Sudan per apostasia e poi liberata grazie alla mobilitazione internazionale, è arrivato in libreria proprio nei giorni in cui ricorreva l’anniversario della sentenza a carico della cristiana, rinchiusa in carcere con un bambino di un anno e mezzo e all’ottavo mese di gravidanza. afferma l’autrice. “Ci sono ancora tante, troppe bambine, ragazze, donne vittime della sharia. Troppe Meriam, Malala, Hina, Sanaa, Asia, Sakineh. Oggi più che mai bisogna far sentire le loro voci”. Zanda ha sottolineato l’importanza di mettere al centro la persecuzione dei cristiani perseguitati “come segno distintivo del nostro tempo”. Il direttore di Avvenire ha invece puntato l’attenzione sul ruolo delle donne “forti ma messe nel mirino, come la stessa Meriam e Asia Bibi, in carcere in Pakistan perché cristiana”. Autrice del reportage “Andata e ritorno dall’inferno del Darfur”, Napoli ha ricevuto la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica.
(PO / red)