Roma, 9 lug – “Mi auguro che almeno alla conclusione di questa vicenda, ci possa essere una Commissione d’inchiesta parlamentare su questo episodio”, “ero sicuro che il caso si fosse risolto a metà marzo 2013, con uno scatto d’orgoglio e di autorevolezza del nostro Paese sulla scena internazionale. E invece purtroppo tutto quello che avevamo costruito è stato fatto crollare per interessi economici. Mi ha scioccato dover constatare quanto il malaffare e le considerazioni sommerse di un’economia che non è trasparente possano influire sulla sicurezza e sulla politica estera del nostro Paese. Si è parlato ad esempio di interessi legati al commercio dell’amianto con l’India. I Governi Letta prima e Renzi poi hanno commesso l’errore di continuare a trovare delle soluzioni sottobanco, delle vie compromissorie nascoste, dei ‘do ut des’ inconfessabili che risolvessero la situazione, anziché proseguire per la strada maestra dell’attivazione dell’arbitrato obbligatorio che era già stata presa a metà marzo 2013″. Lo ha detto Giulio Terzi, ex ministro degli Esteri, ai microfoni di Radio Cusano Campus, ricordando le sue dimissioni dopo che il governo Monti decise di rimandare i marò in India. Decisione che fu secondo l’ambasciatore “illegittima. Non è immaginabile che l’Italia possa mandare in India dei cittadini italiani per un processo, sapendo che nell’ordinamento indiano è prevista la pena di morte. Di conseguenza, è costituzionalmente illegittimo l’invio dei nostri militari in India. E’ stata violata la Costituzionale ed è stata violata anche la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Io so che è in circolazione un documento del Ministero della Giustizia nel quale, a nome del Ministro della Giustizia dell’epoca, veniva detto che l’Italia non poteva rispedire i Marò in India perché altrimenti avrebbe violato Costituzione e diritti umani”.
(red)