Per i leader europei è “un accordo importante e faticoso, apparso nella notte per nulla scontato” (le parole, nello specifico, sono di Matteo Renzi). Per i sostenitori dell’ormai famoso ‘Oxi’ greco, è la resa di Alexis Tsipras: il testo dell’accordo raggiunto per il terzo intervento di aiuti della Ue sconfessa in buona parte l’esito del referendum indetto dal governo ellenico la scorsa domenica. Riforme dure sulle pensioni, sui licenziamenti, sul sistema bancario, il ritorno degli ispettori della troika che il leader di Syriza aveva voluto sospendere qualche mese fa. Addirittura, la necessaria approvazione da parte del parlamento tedesco del piano, insieme a quella dovrà dare, ovviamente, il Parlamento di Atene: sono queste le condizioni per la concessione degli 82-86 miliardi di euro nei prossimi tre anni, un terzo dei quali serviranno per il salvataggio del sistema bancario greco. In più c’è la questione del fondo di garanzia, che dovrebbe essere costituito da beni greci per il valore complessivo di 50 miliardi, che ancora non riscuote consensi unanimi, ma che almeno dovrebbe aver sede in Grecia e non in Lussemburgo come inizialmente previsto: l’Italia, per esempio, pure favorevole al piano, non gradirebbe questa opzione. Esclusa da Angela Merkel ogni possibilità di taglio del debito greco, ipotesi peraltro non prevista dai trattati europei: tutt’al più “se necessario siamo pronti a prendere misure supplementari di grazia per prolungare le scadenze del debito”.
CRITICHE A TSIPRAS. Ma nonostante la cancelliera assicuri che l’accordo “porta più vantaggi che svantaggi”, sono molto forti le critiche di chi, in Italia e all’estero, “facevano il tifo” per la strenua resistenza della Grecia. Tsipras prova a spiegare che “la Grecia continuerà a lottare, abbiamo inviato un segnale di dignità al mondo, questa è l’eredità più importante. C’è bisogno di riforme radicali e questa è la promessa di un nuovo inizio che inizia domani”. Ma il suo ex braccio destro Yanis Varoufakis, dimessosi all’indomani del referendum perché inviso agli ambienti europei, già lo attacca: “Ha tradito le nostre idee, ha ceduto alla troika”. E se in Italia gli anti-euro lo attaccano delusi (per la Lega di Calderoli “anche lui è un burattino della Merkel, per il Movimento 5 Stelle anche “ha tradito”), in Grecia Tsipras non se la passa meglio: il suo partito Syriza adesso rischia seriamente di spaccarsi.
(Sis – 14 lug)