Roma, 16 lug – “Cherif, Smaïn, Amedy, Khaled, Mohammed, Boubakeur, Farid… giovani di origine musulmana, nati o cresciuti in Europa, transitati per le sue anonime periferie, un cattivo rapporto con la scuola e famiglie fragili, spesso senza il padre, svuotati e alienati, alle prese con la polizia e il carcere, pronti per l’incontro con i reclutatori del jihadismo. Sono i figli di un’integrazione fallita, del disagio divenuto violenza. Sono l’obiettivo di reclutatori senza scrupoli. Hanno frequentato le nostre scuole, le nostre piazze: pongono una domanda alla società europea”. Così il sottosegretario agli Affari Esteri Mario Giro in un intervento su Avvenire dal titolo “Ragazzi perduti nel jihad”.