Ventitré anni fa, il 19 luglio del 1992, la strage di via d’Amelio, in cui venivano uccisi il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Manfredi Borsellino, figlio del magistrato, ha visitato stamattina il Giardino della Memoria di Ciaculli rendendo omaggio alle vittime della strage. “Il Giardino – ha detto – è ormai uno dei simboli della legalità e della vera lotta alla mafia dove, come è noto, i cronisti e i magistrati spendono energie sane e saldi valori per allontanare da questa terra il cancro della mafia. Questo luogo è importante perché teatro, al pari di via D’Amelio, di visite delle scolaresche che così imparano a non disperdere la memoria”. Momento chiave della giornata di celebrazione il minuto di silenzio alle 16.58, ora della strage, in via D’Amelio.
L’OMAGGIO ALLA SCORTA. Una corona di fiori è stata deposta sulla lapide di commemorazione dell’Ufficio Scorte della Questura di Palermo. Il capo della Polizia Alessandro Pansa ha affermato che “il loro sacrificio nel ‘92 ha cambiato le modalità di affrontare da parte delle forze dell’ ordine e della magistratura la lotta alla mafia. Fino ad allora questi giovani che lavoravano per combattere la mafia erano soli ed isolati, erano in pochi. Da quel momento in poi c’è stata una presa di coscienza e abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare con il tifo a favore, con i cittadini a favore e la gente che ci spinge a lavorare sempre di più e meglio”.
LE ISTITUZIONI. “Non dimentichiamo mai l’eroismo di Paolo Borsellino e di Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina” ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Su Facebook, invece, è arrivato il ricordo del presidente del Senato Pietro Grasso: “Paolo Borsellino è stato un grandissimo uomo, uno straordinario magistrato, un amico. Come tutti i maestri ci ha lasciato un immenso patrimonio intellettuale, etico e professionale. Ciascuno di noi, nessuno escluso, ha il diritto e il dovere di trarre dal suo esempio una personale ispirazione, un insegnamento, una ragione per non abbandonarsi all’indifferenza”. La presidente della Camera Laura Boldrini invece ha affermato che “non vi può essere spazio, in occasioni come questa, per esercizi di retorica; occorre piuttosto una forte e incondizionata determinazione nel far sì che l’esempio di Borsellino e di tutte le vittime della mafia continui a vivere pienamente nella coscienza civile collettiva. Ciò richiede un grande impegno da parte di tutti. La magistratura e le forze dell’ordine non possono essere lasciate da sole dinanzi al fenomeno mafioso”.
(Red – 19 lug)