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SMARTPHONE, 2 ITALIANI SU 10 OSSESSIONATI

it@withub.it by it@withub.it
6 Agosto 2015
in In evidenza HP, In evidenza top news
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Testa china e smartphone in mano, ecco gli emblemi dell’ossessione per la tecnologia, che anche sulle spiagge porta sempre più persone a perdere il contatto con la realtà. Stando agli ultimi dati, il 77% degli italiani possiede infatti almeno uno degli 83 milioni di smartphone attivi nel Belpaese, e in Italia ci sono 36,6 milioni di persone attive su internet con 28 milioni di profili social, su cui passano oltre 2,5 ore al giorno di connessione. Senza contare le 130 milioni di chiamate effettuate ogni giorno col telefonino. Secondo gli esperti circa 2 italiani su 10 (17%) utilizzano lo smartphone per circa 6 ore al giorno, percentuale che sale al 45% tra più giovani, mentre il 23% si attesta sulle 4 ore; la percentuale sale al 41% per chi si limita a 2 ore, mentre il 19% riesce a fare a meno del cellulare e lo utilizza meno di un’ora al giorno. Ma quali sono i luoghi dove ci si connette più spesso? Al primo posto il luogo di lavoro (96%), seguito da mezzi pubblici (84%), bar e locali (81%), a casa (72%). Una dipendenza ribattezzata dagli esperti “sindrome di Capitan Uncino” perché, come il celebre personaggio di Peter Pan, la tecnologia costringe le persone ad utilizzare solo la mano libera dal moderno “uncino”, il telefonino. E’ quanto emerge da uno studio realizzato attraverso un monitoraggio online sui principali social network per il lancio della campagna di comunicazione di Coppa del Nonno, coinvolgendo circa 70 esperti di sociologia e antropologia culturale, che hanno stilato un decalogo “libera-mani” per tornare a socializzare. “La mano occupata dallo smartphone è sintomo di un’esperienza totalizzante che coinvolge l’homo urbanus: il corpo è presente, ma le mani portano la mente in un altro luogo. Questo ci rende individui alienati rispetto alla realtà: per tornare a vivere le relazioni e la socialità ci si dovrà distaccare progressivamente dall’oggetto che ci tiene incollati ad una realtà parallela, ‘ricablando’ le connessioni del nostro cervello che daranno spazio a nuove abitudini, o crearsi dei piccoli ‘antivirus’, dedicandosi ad attività che rendano possibili incontri reali come iscriversi in palestra, fare escursioni o mangiare un gelato in compagnia” afferma Luca Jourdan, professore di antropologia sociale all’Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Studiorum”. Ma quali vantaggi porta la scelta di liberare le proprie mani dagli oggetti tecnologici mobili? Oltre ad aumentare notevolmente le possibilità di socializzazione e interazione con le altre persone (90%), per l’81% degli esperti diminuire drasticamente l’utilizzo dello smartphone aumenta la produttività sul luogo di lavoro, appiana le tensioni (76%), favorisce la serenità nei legami famigliari e sentimentali (73%) e dà la possibilità di scoprire nuove passioni e coltivare nuovi hobby avendo più tempo libero a disposizione (68%). Ecco quindi il decalogo per battere la “sindrome di Capitan Uncino”: 1. Mangiare un gelato in compagnia è un ‘antivirus’, 2. La parola d’ordine è resistere; 3.Su la testa. Aprire gli occhi e alzare lo sguardo, incontrare l’altro senza filtri e lasciarsi trasportare dai sensi per riscoprire le emozioni reali. 4.Sfruttare tutti i 5 sensi. Lasciarsi emozionare dai colori, gli odori, vivere un’esperienza metropolitana che coinvolga tutti i sensi, tra cui anche il tatto può aiutare a rinunciare all’utilizzo dei dispositivi. 5.Go offline. Individuare i momenti in cui spegnere il cellulare per dedicarsi completamente all’ambiente e alle persone: a tavola, in spiaggia, con il partner o durante il lavoro. 6. Utilizzare un orologio da polso o una normale sveglia. 7. Preferire le relazioni face-to-face. 8. Creare un vero e proprio percorso ad ostacoli può essere utile per scoraggiare un uso compulsivo dello smartphone. Ad esempio inserire un codice di sicurezza o eliminare le app che creano più dipendenza. 9. Affidarsi al “batch processing” che consiste nel concentrare in un unico momento più attività, avendo più tempo a disposizione da dedicare alle altre mansioni o alle relazioni sociali. 10. Un’app che aiuta a fare a meno delle app. Per gli irriducibili del cellulare tra le mani è stata creata iDont, un’app che, dopo aver sottoposto l’utente ad un test che calcola il grado di dipendenza da smartphone, controlla il dispositivo e, in seguito ad un certo utilizzo, ne blocca le funzioni. Il portale Flurry Analytics, in un nuovo rapporto pubblicato dal Washington Post, ha inoltre tracciato l’identikit dei mobile-dipendenti: sono più le donne (52%) che gli uomini (48%), provengono principalmente dalle fasce di età 18-24 (49%), 35-54 (40%) e 13-17 (25%) e si interessano principalmente di sport, automobilismo, giochi ed educazione. Ancora più preoccupante la teoria elaborata degli studiosi americani: “Le persone non sono solo abituate al mobile, ma si aspettano che i loro telefonini siano in grado di far fronte a quasi qualunque compito e necessità comunicativa”. (Red – 6 ago)

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