Conta già 1000 traduttori iscritti e circa 100 cartelle cliniche tradotte, il sito Translators4children (T4C), la prima rete internazionale di volontariato che aiuta bambini gravemente malati, e le rispettive famiglie, ad avere accesso alle cure sanitarie necessarie tramite traduzioni professionali di alto livello di cartelle cliniche e interpretariato. T4C è il primo sito al mondo ideato e costruito per tradurre cartelle cliniche di bambini gravemente malati che necessitano di viaggi sanitari della speranza o di assistenza sanitaria in un Paese diverso dal proprio. Il servizio nasce dall’intuizione del dottor Marco Squicciarini, il quale nel settembre 2012 si accorge che ci sono bambini che perdono la vita a causa di mancate o tardive traduzioni delle loro cartelle cliniche, o per l’impossibilità di disporre di una “Second Opinion” in un Paese dove alcune terapie possono essere più efficaci.
COME FUNZIONA. La struttura sanitaria, l’Ospedale o il medico pediatra clicca sul sito e invia la cartella clinica o il fascicolo medico da tradurre. Viene ricontattato con la traduzione validata una volta accolta la richiesta.“Una volta accolta la traduzione dal Board, e con l’approvazione dei medici, si parte con la traduzione del documento che a seconda delle lunghezza e complessità e della disponibilità dei volontari che sono sempre operativi può risolversi in poche ore o qualche giorno”, afferma il dottor Marco Squicciarini. Come spiega il webmaster e SEO Cristiano Capobianco, “T4C si interfaccia con altre due piattaforme: una documentale, sviluppata anche da ricercatori dell’Università del Salento, e una dedicata ai traduttori”. Una volta che il paziente ha inviato attraverso il portale la richiesta di traduzione, “viene lanciato un red alert attraverso una newsletter mirata a tutti i traduttori che potrebbero intervenire ed essere utili a quel caso. A quel punto un altro interprete più esperto (editor) si occupa di verificare in maniera incrociata le diverse traduzioni che sono arrivate, con l’aiuto del medico specialista in quella branca” continua Capobianco.“Una cattiva diagnosi può dipendere anche da un misunderstanding linguistico. Quindi, una volta che due o tre interpreti hanno tradotto la cartella clinica, questa viene restituita al sistema, che la rimanda a un editor e un revisore, tra medici e traduttori che conoscono entrambe le lingue in gioco in quel caso, e che si occupano di validare la traduzione e la qualità del lavoro” spiega Maria Rosaria Buri, professore aggregato di interpretariato e traduzione presso l’Università del Salento e interprete e traduttrice professionista accreditata presso diverse istituzioni italiane. (Caf – 9 ago)