Un pensiero ai cristiani perseguitati in Medio Oriente, ma anche ai profughi che fuggono dalla morte nel proprio Paese per trovarla, spesso, durante i lunghi e travagliati viaggi verso l’Occidente. A rivolgerlo, parlando dopo l’Angelus, è stato Papa Francesco, che ha ricordato ai fedeli in San Pietro che “anche oggi in Medio Oriente e in altre parti del mondo, i cristiani sono perseguitati. Ci sono più martiri che non nei primi secoli. La beatificazione del Vescovo martire siro-cattolico Flaviano Michele Melki (avvenuta ieri in Libano, ndr) infonda in loro consolazione, coraggio e speranza, ma sia anche di stimolo ai legislatori e ai governanti perché ovunque sia assicurata la libertà religiosa. E alla comunità internazionale chiedo di fare qualcosa perché si ponga fine alle violenze e ai soprusi”. Ma c’è spazio, come detto, anche per le cronache nostrane, purtroppo nere. “Purtroppo anche nei giorni scorsi numerosi migranti hanno perso la vita nei loro terribili viaggi. In particolare, mi unisco al Cardinale Schönborn – che oggi è qui presente – e a tutta la Chiesa in Austria nella preghiera per le settantuno vittime, tra cui quattro bambini, trovate in un camion sull’autostrada Budapest-Vienna. Affidiamo ciascuna di esse alla misericordia di Dio; e a Lui chiediamo di aiutarci a cooperare con efficacia per impedire questi crimini, che offendono l’intera famiglia umana”.
(Sis – 30 ago)