(2 settembre 2015) Passi avanti “made in Italy” nel campo della cardiologia. Lo studio italiano “Arno” condotto dal Consorzio Core Cineca (realizzato tramite una fotografia real life effettuata in Italia su un campione di 2.500.000 persone) conferma lo scompenso cardiaco tra le patologie croniche più complesse, che necessita di particolare attenzione a livello diagnostico e clinico. La ricerca è stata presentata all’European Society of Cardiology (Esc) di Londra. Sono anziani e in lieve maggioranza donne in condizioni di salute precarie, persone in terapia con trattamenti non sempre ottimali e destinati in un caso su due a ripetuti ricoveri, che peraltro nella metà dei casi non sono di natura cardiovascolare: è questo, secondo la ricerca, l’identikit dei pazienti italiani affetti da scompenso cardiaco, osservati nella “vita reale” e non attraverso ”l’ambiente protetto” degli studi clinici che escludono alcuni gruppi di popolazione. Lo scompenso cardiaco colpisce quasi un milione di pazienti nel nostro Paese, è una sindrome invalidante, per la quale il cuore non è più in grado di pompare una quantità sufficiente di sangue nell’organismo, che può avere conseguenze letali. Si tratta di una patologia ancora più aggressiva di alcuni tumori avanzati e la sua incidenza è in costante crescita a causa di stili di vita non salutari, dell’aumentata sopravvivenza dopo un infarto e dell’invecchiamento della popolazione. (Sis)