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Lipari, la Sicilia nell’arte contemporanea

it@withub.it by it@withub.it
4 Settembre 2015
in Archivio speciali - Mostre
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LIPARI, LA SICILIA NELL’ARTE CONTEMPORANEA
“Eolie 1950/2015. Mare motus. L’isola nell’arte contemporanea dalla Sicilia al Cile” è il titolo della grande mostra che fino al 30 settembre si tiene negli spazi suggestivi della ex chiesa di Santa Caterina, nel Castello di Lipari. L’evento è parte integrante del più ampio progetto culturale di durata biennale “Mare Eolie” che vede interessata l’area della cittadella fortificata. Un gruppo di circa quaranta artisti affronta il tema dell’isola spaziando tra pittura, scultura, video, fotografia, ceramica. Esposti i lavori dei fotografi Martin Parr, Elger Esser, Nan Goldin, Gioberto Noro, Carlo Gavazzeni Ricordi, Raffaela Mariniello, Alice Pavesi Fiori e Veronica Nalbone, tra le video installazioni l’opera di Elena Bellantoni. E poi Valerio Berruti, Rosario Bruno, Franco Accursio Gulino, Laura Panno, Mauro Di Silvestre, Alessandra Giovannoni, Silvia Camporesi, Cristiano Pintaldi, Bruno Ceccobelli, Andrea Di Marco, Fathi Hassan, Alberto Biasi, Giuseppe Gallo, Velasco Vitali, Paolo Picozza, Mimmo Paladino e rappresentanti del Sud America come Samy Benmayor, autori di installazioni di grande impatto come Gregorio Botta, Elisabetta Novello e Riccardo Monachesi. Non mancano i lavori dei grandi maestri del Novecento siciliano come Carla Accardi, Fausto Pirandello, Renato Guttuso, Antonio Sanfilippo, Piero Guccione, Emilio Isgrò, Pietro Consagra, Salvo insieme ad una testimonianza di Alberto Burri che collega la mostra all’esperienza di Gibellina. (PO / red)

MILANO: “LA BELLA PRINCIPESSA” DI LEONARDO
Grande successo all’Esposizione universale di Milano per l’esposizione de “La Bella Principessa”. Il capolavoro leonardesco, al centro di uno dei Padiglioni delle Belle Arti realizzati per l’Expo, è ammirabile fino al 30 settembre. L’evento, realizzato dalla Regione Lombardia e curato dal critico Vittorio Sgarbi, ambasciatore della Regione per le Belle Arti di Expo 2015, vuole essere un contributo molto importante per la valorizzazione del patrimonio artistico lombardo. Questo capolavoro, attribuito a Leonardo Da Vinci, fa parte di una collezione privata e l’evento rappresenta un’occasione straordinaria. Si tratta di una mostra particolare anche per l’acceso dibattito che ha animato gli storici dell’arte per diversi anni. Martin Kemp e altri studiosi tra cui Pascal Cotte hanno attribuito, tramite indagini scientifiche, il ritratto della bella principessa – probabilmente Bianca Sforza – a Leonardo Da Vinci. Nel settembre 2011, basandosi sull’analisi dei fori di legatura, hanno identificato il Codice da cui il foglio sarebbe stato strappato: Sforziade, stampato nel 1490 a Milano, conservato oggi presso la Biblioteca nazionale polacca di Varsavia. Il Ritratto di Bianca Sforza, detto Bella principessa, è un dipinto a gesso e inchiostro, matita nera, matita rossa e bianca su pergamena, attribuito a Leonardo da Vinci e databile al 1495 circa. Si tratta della più recente attribuzione relativa a Leonardo, avvalorata dopo una serie di indagini scientifiche del 2009, che avrebbero rilevato un’impronta digitale sull’opera altamente compatibile con altre conosciute dell’artista, in particolare sul San Girolamo della Pinacoteca Vaticana.
(red)

VERONA, DARIO FO DIPINGE MARIA CALLAS
Amo (Arena Museo Opera), il Museo della Fondazione Arena di Verona, collocato nella splendida cornice di Palazzo Forti, presenta fino al 27 settembre la mostra del Premio Nobel Dario Fo dedicata a Maria Callas. Il grande attore si fa pittore e trova un nuovo soggetto da narrare e a far da padroni sono i suoi colori che danno nuovo vigore a un mito d’altri tempi, a una personalità carismatica, drammatica e mutevole: Dario Fo dipinge la Divina de canto lirico. Oltre 70 opere, raccontate ai visitatori dallo stesso Dario Fo, accompagnano il visitatore alla scoperta di una mostra dedicata a Maria Callas: il suo forte legame con la città di Verona, e ovviamente con l’Arena, ha fatto sì che proprio al Museo AMO fosse allestita un’intera sala intitolata alla celebre diva, voce immortale incarnata nell’arte lirica. L’evento è realizzato in collaborazione con Jacopo Fo e Gianmarco Mazzi per Ctfr (Compagnia Teatrale Dario Fo e Franca Rame). (red)

FIRENZE, LA CRITICAL MASS DI GORMLEY
Il Forte Belvedere di Firenze presenta, fino al 27 settembre, le opere di Antony Gormley, uno dei più apprezzati scultori viventi. La mostra dal titolo “Human”, segue i grandi successi delle esposizioni di Zhang Huan (2013) e Giuseppe Penone (2014), dopo la riapertura del Forte di Belvedere nel 2013. Curata da Sergio Risaliti e Arabella Natalini, l’esposizione vede riunite più di cento opere di Gormley nelle sale interne della palazzina, sui bastioni, sulle scalinate e le terrazze, occupando ogni lato della fortezza cinquecentesca con le sue straordinarie viste sulla città e le colline circostanti. Tra le opere in mostra l’importante installazione Critical Mass, un “anti-monumento che evoca tutte le vittime del XX secolo”. L’opera fu ideata originariamente nel 1995, per un vecchio deposito di tram a Vienna. Come spiega lo stesso Gormley “sul terrazzo più basso del Forte le 12 figure sono installate in senso lineare e progressivo dalla posizione fetale a quella per osservare le stelle richiamando l’ “ascesa dell’uomo”. All’estremo opposto, occidentale, del terrazzo più basso si trova un ammasso confuso degli stessi corpi. Qui oggetti industriali in ferro sembrano abbandonati, ognuno dieci volte la densità relativa di un corpo umano vivente, riflette la zona d’ombra che inevitabilmente accompagna ogni concetto del progresso umano, mettendo lo spettatore davanti ad un’immagine evocativa del conflitto del secolo scorso. Questa dialettica tra desiderio e inettitudine è la tensione che sottende in modo capillare tutta la mostra”.(red)

VENEZIA, LETTERE DAI SOLDATI-ORFANI
Nella poesia “Soldati” Giuseppe Ungaretti paragonava la vita dei soldati alle foglie sugli alberi in autunno, cogliendo tutta la precarietà della loro esistenza che la guerra poneva costantemente in pericolo.Con le semplici parole “Finora mi trovo sano e salvo” – scritte in una delle lettere spedite dal fronte all’ Istituto della Pietà di Venezia ed esposte fino al 27 settembre all’Hotel Londra Palace di Venezia – il giovane sergente Giuseppe Sartini nel 1916 esprimeva lo stesso stato d’animo. Ogni soldato ha contribuito con il proprio apporto a creare la memoria collettiva della Grande Guerra. La mostra “La memoria della Grande Guerra nelle lettere dal fronte dei figli della Pietà (1915-1918)” intende ricostruire, attraverso lettere e biografie, l’esperienza al fronte di quei soldati che erano stati accolti, fin da neonati, dall’Istituto della Pietà di Venezia e dall’Istituto degli Innocenti di Firenze, antichi brefotrofi che fornivano assistenza ai bambini esposti. Durante il periodo bellico nascono anche sinergie dettate da “patriottica solidarietà”, come la collaborazione con l’Istituto degli Innocenti che ospitò, dal novembre 1917, tutto il personale e gli assistiti della Pietà, sfollati a causa dei frequenti bombardamenti. La solidarietà di allora è oggi una collaborazione tra gli enti per la promozione dei rispettivi patrimoni. Le fotografie di Tomaso Filippi, conservate dall’IRE, restituiscono la vivida immagine di Venezia come una città in guerra che si organizza per allestire ospedali militari e per difendere i principali monumenti. Accompagna il vernissage di oggi un recital presso la Chiesa della Pietà con l’orchestra I Virtuosi Italiani e Milena Vukotic che interpreterà alcune lettere dal fronte scritte dai Figli della Pietà. (red)

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