(8 settembre 2015) Sostiene Vincenzo Visco che i sistemi bicamerali sono la regola per i Paesi più grandi e più popolosi del mondo: sono bicamerali tutti i Paesi del G8 e 15 Paesi del G20; il 90% della popolazione mondiale risiede in Paesi a struttura bicamerale. Oggi sul Corriere Paolo Mieli dà informazioni di segno opposto. Scrive infatti che la seconda Camera non c’è in quindici dei ventotto Paesi dell’Unione Europea. E in otto dei rimanenti tredici, il Senato non è eletto direttamente dai cittadini. Visco di nuovo lo smentisce e afferma che salvo che per piccoli Paesi, l’elezione diretta appare più come la regola che l’eccezione.
Date queste premesse, data cioè l’impossibilità di mettersi d’accordo persino sui dati di fatto, occorre appellarsi a quella sorta di tribunale di ultima istanza che è il Servizio Studi del Senato. Leggendo i suoi corposi dossier dedicati al bicameralismo nel mondo , un po’ ci si perde. C’è il Senato giapponese che si chiama “Camera dei Consiglieri” ed è composto di 242 membri elettivi che durano in carica 6 anni e rinnova la metà dei seggi ogni 3 anni. C’è il bicameralismo australiano sostanzialmente paritario, il Senato brasiliano con poteri esclusivi di supervisione in materia finanziaria, gli originali modelli bicamerali indiani e messicani. Ci sono usi e costumi parlamentari molto diversi, il che non impedisce all’ufficio studi di giungere a due conclusioni: la prima è che la presenza di un “Senato” nell’architettura istituzionale – in particolare con funzioni di controllo rispetto alla possibile “dittatura della maggioranza” – è un dato pressoché costante delle democrazie mature. Ma la seconda conclusione è che questo dato è oggetto, in gran parte d’Europa, di progetti riformatori, anche di carattere radicale.
E’ il caso dell’Italia, dove una riforma molto simile a quella in discussione oggi sarebbe già in vigore se non fosse caduto prematuramente il governo Prodi, che nel 2007 aveva approvato – su proposta di Violante – la riduzione del numero dei deputati e la trasformazione del Senato in una camera delle autonomie eletta non dai cittadini ma dai consigli regionali.