Giovani, sottopagati e sotto inquadrati, precari e ricattati: questa la fotografia dei lavoratori stranieri impiegati nel settore delle costruzioni, presentata oggi da Fillea Cgil e Fondazione Di Vittorio all’Assemblea nazionale dei lavoratori stranieri, al Centro Congressi Frentani di Roma. Nelle costruzioni la presenza dei lavoratori stranieri è strutturale e storica, soprattutto nel comparto dell’edilizia: parla straniero il 17% dell’intera forza lavoro del settore, con punte che in alcuni territori superano il 50%: in tutto 250mila lavoratori (50mila in meno del dato pre-crisi) che, insieme agli altri immigrati presenti in Italia – 5 milioni in totale – producono il 9% della ricchezza italiana, 123 mld di Pil, 20 circa solo le costruzioni. Escludendo ovviamente il lavoro nero, stimata dalla Fillea in almeno 300mila “fantasmi”, che sfuggono ad ogni statistica e ad ogni tutela, ma non certo a quell’economia sommersa che vale il 12% del Pil nazionale. Gli stranieri residenti in Italia all’1 gennaio 2015 sono 5 milioni 73 mila e rappresentano l’8,3% della popolazione totale. Rispetto al 2014 si riscontra un incremento di 151 mila unità. Dei 5 milioni di immigrati circa 3 milioni e 800 mila provengono da paesi non comunitari. Tra questi oltre il 56% è in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata (circa 2 milioni e 180 mila).
IL PIL Secondo recenti stime della Fondazione Leone Moressa il Pil prodotto dagli immigrati è pari a 123 miliardi ovvero circa il 9% della ricchezza italiana. La Fillea stima un contributo fiscale e contributivo di circa 2,1 miliardi da parte dei lavoratori stranieri occupati nel settore. Nonostante una presenza così strutturata dei lavoratori stranieri “quello delle costruzioni continua ad essere un mercato del lavoro duale, in cui gli immigrati sono vittime di segregazione occupazionale, discriminazione, ricatto. E poi la dequalificazione ed il sotto-inquadramento, come dimostrano i dati delle Casse Edili” racconta il segretario generale della Fillea Walter Schiavella, che spiega “il 55% dei lavoratori stranieri ha la qualifica di operaio comune, contro il 28% degli italiani; gli specializzati stranieri sono il 13%, a fronte del 36,5% italiano”.
(10 set – red)
