Una proposta di emergenza per la ricollocazione di altri 120mila richiedenti asilo provenienti da Italia, Grecia e Ungheria tra gli Stati membri dell’Ue è stata approvata oggi dal Parlamento Europeo, dopo che prime norme provvisorie di emergenza per trasferire una quota iniziale di 40mila entro due anni da Italia e Grecia erano state varate da Bruxelles appena lo scorso 9 novembre. Il nuovo voto giunto “a tempo di record”, spiegano dal Parlamento Ue, dovrebbe suonare come “un chiaro segnale per i ministri europei degli affari interni, che si incontrano di nuovo martedì 22 settembre, sulla fatto che è giunto il momento di agire di comune accordo su questo secondo schema di emergenza”. Secondo la proposta della Commissione, ulteriori 120mila richiedenti asilo saranno trasferiti da Italia (15.600), Grecia (50.400) e Ungheria (54.000, oltre ai 40mila già previsti, per un totale dunque di 160mila migranti. Il Parlamento ha appoggiato la proposta della Commissione (senza emendarla) con 370 voti a 134, con 52 astensioni. Nel frattempo il presidente Ue Donald Tusk ha convocato per il 23 settembre un altro vertice straordinario di capi di stato e di governo per vernie a capo della questione ripartizioni.
IL DIETROFRONT DELLA CROAZIA. Intanto la situazione si fa sempre più critica ora dopo ora sul versante orientale dei confini europei: ieri la Croazia aveva annunciato che avrebbe lasciato entrare i migranti che spingevo lungo i propri confini, ma oggi il governo di Zagabria fa già dietrofront: “Non ne possiamo ricevere più – ha spiegato il ministro dell’Interno Ranko Ostojic dopo che da ieri ne sono arrivati 6500 – Chi non farà richiesta di asilo sarà considerato illegale”. La tensione è alle stelle e si sono anche registrati scontri, alla stazione della cittadina di Tovarnik, quando i migranti hanno sfondato i cordoni della polizia croata, cercando di salire sul treno per Zagabria. Intanto, in Italia, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino è tornato ad attaccare la gestione europea del fenomeno immigrazione. “Abbiamo mantenuto l’impegno che ci eravamo presi di aumentare gli hub – ha detto – Ma credo che alcuni passi in avanti fatti dalla Ue, sono in parte dovuti agli impulsi del governo italiano ma anche perché gli Stati si muovono quando il problema ti arriva addosso. E questo dimostra scarsa lungimiranza politica”.
(Sis – 17 settembre)