Washington, 21 set – “Alcuni dei circa 300 membri dei Poppers si recano regolarmente in chiesa, altri no. Forse la cosa non sorprende, dato che si tratta di un Pontefice che sta creando fazioni fra i progressisti e i conservatori. I Poppers in gran parte si autodefiniscono progressisti dalla mentalità aperta. Si tratta di un fan club atipico, sorto per un Papa atipico”. Il Washington Post, in occasione del primo viaggio del pontefice negli Stati Uniti (fino al 28 settembre, con tappa a Washington mercoledì dove, alla Casa Bianca, il Papa incontra il presidente Barack Obama), dedica un articolo dal titolo: “Un Papa per tutte le stagioni – Pope is Pop: l’inizio di una rivoluzione” al gruppo spontaneo “Pope is Pop” promosso da manager e professionisti del mondo dello spettacolo che si è formato a Roma “aperto a piccoli e grandi, a uomini e donne, etero ed omosessuali”, “italiani, russi, cubani, statunitensi” che, nell’anno del Giubileo, annuncia flash mob dedicati a Papa Francesco per le vie, le piazze e le metro capitoline, coinvolgendo turisti di tutto il mondo, con l’intento di divulgare l’anima “pop” del Pontefice attraverso i linguaggi di danza e musica. I giornalisti del Washington Post Anthony Faiola e Michelle Boorstein sottolineano che il progetto sta suscitando critiche da parte delle correnti “integraliste” cattoliche (i Poppers sul portale madrileno Infovaticana.com vengono etichettati “cosa del demonio”) ma notano anche che nessun altro movimento rappresenta in maniera così fedele lo “spirito popolare”, a tratti folkloristico di Papa Francesco e cita le parole del cantautore Igor Nogarotto che ha scritto l’inno del gruppo: “Per Ratzinger non avrei mai scritto Pope is Pop”.
(red)