(25 settembre 2015) La pressione migratoria verso l’Europa è in continua crescita, e il fronte degli arrivi sempre più esteso, come rivelano le immagini che vengono dalla Grecia e dai Balcani, e poi da Budapest, Vienna, Monaco di Baviera. L’allargamento del fronte ha importanti conseguenze sulla tenuta dell’Unione e sui rapporti tra gli Stati che la compongono. E’ come se all’improvviso gli europei dovessero decidere su quali valori si fonda la loro convivenza. In questi giorni un importante passo avanti c’è sicuramente stato, con il superamento nei fatti del trattato di Dublino e il riconoscimento che i profughi non sono più una questione che riguarda i soli Paesi di primo ingresso.
Tra le conseguenze della europeizzazione del fenomeno ce n’è una che ci riguarda direttamente e di cui si parla poco. La notizia è che le persone giunte in Italia sui barconi dopo aver attraversato il Mediterraneo, quest’anno sono meno dell’anno scorso.
La rilevazioni del Viminale alla data del 17 settembre dicono che dal primo gennaio sono arrivate in Italia via mare 122.706 persone, circa l’8 per cento in meno rispetto alle 133 mila 247 contate nello stesso periodo del 2014. Ci sono statistiche ancora più aggiornate, che fotografano la situazione alle 18 di lunedì scorso 21 settembre, all’indomani di un fine settimana che aveva fatto registrare il record degli sbarchi, con il salvataggio in poco più di 24 ore di quasi 5 mila persone alla deriva in mezzo al mare su gommoni e barconi.
Nonostante questo picco, anche lunedì sera il saldo rispetto al 2014 presentava un segno meno: 128 mila arrivi contro i 134 mila dell’anno scorso.
La fuga dei popoli dalla guerra e dalla miseria è un fenomeno comunque enorme e di difficile gestione. Ma non c’è – per quanto riguarda l’Italia – l’apocalittica invasione più volte annunciata.