“Una fortuna e una condanna a un tempo. Ma è una condanna dolce, da prendere con leggerezza, perché in fondo nessuno è davvero possessore della propria bellezza: ognuno è bello nello sguardo degli altri”. Così Sophia Loren definisce la bellezza nelle “definizioni d’autore” raccolte dal vocabolario della lingua italiana Zanichelli che ha invitato alcuni esponenti di rilievo del mondo della cultura, della scienza, dello sport e del costume italiani a scrivere la definizione di una parola che potesse essere rivelatrice della loro personalità e del loro lavoro. Quanti ricordi ha invece Alessandro Del Piero legati al numero “dieci”, stampato sulla sua maglia da calciatore? E quindi ha lui l’opportunità di spiegare nel vocabolario la magia di quel simbolo: “Uno e zero, il numero dieci è la sintesi del tutto e del niente, – scrive nella sua definizione – forse proprio per questo è così affascinante. Dieci in pagella, voto 10, dieci e lode, la perfezione…”. La voce “identità” è stato il tema illustrato dalla scrittrice che porta lo pseudonimo di Elena Ferrante: “E’ la colla della molteplicità. Colla trasparente. Basta uno sguardo per accorgersi che negli occhi del singolo, dietro l’etichetta del nome e del cognome, c’è una folla molto varia di spettri” . Non si tratta di una “provocazione” (voce spiegata dall’artista Maurizio Cattelan) bensì raccontare una riflessione sulle parole. “Raccontare” come ha fatto Silvia Avallone che fa parte nel nutrito gruppo di scrittori che hanno contribuito alle Definizioni, tra cui: Andrea Camilleri (sua la voce “dialetto” perché: “Nella mia famiglia si parlava sia il dialetto sia l’italiano…”), il “viaggio” di Pino Cacucci, la “trama” di Ivan Cotroneo, il “romanzo” secondo Marcello Fois. Una “coincidenza” per Sandro Veronesi.
DALLA SATIRA ALLA TRADIZONE Cos’è la “satira”? “Un racconto deformato della vita sociale nel tentativo di svelarne i meccanismi… ” secondo Michele Serra. Il filosofo Massimo Cacciari parla invece di “metafisica”. Il ballerino Roberto Bolle ha raccontato il “carisma”. Per il cantautore Paolo Conte ogni “nota” ha un colore: …Il Do è biancastro, il Do diesis (o, enarmonicamente, il Re bemolle) è nero… il Re è marron chiaro”. Il regista Mario Martone esplora il significato di “rappresentazione”: “…Ciascuno, davanti a uno schermo, è solo col suo frammento tra le mani, e bisogna sapere che ciò a cui assiste non è la realtà, ma una rappresentazione”. Cos’è una “tradizione”? Sul vocabolario Zingarelli lo spiega lo storico Franco Cardini. Di “coraggio” ne ha avuto tanto Fabrizio Pulvirenti, il medico infettivologo che ha affrontato sulla sua stessa pelle il morbo dell’Ebola. Il fisico Carlo Rovelli dà una piccola lezione sul “tempo”: “Il tempo non è una linea lungo cui scorrono gli eventi del mondo: è un risultato del modo e dell’imprecisione con cui il nostro cervello rispecchia il mondo”. Il costituzionalista Gustavo Zagrebelski invece spiega la nostra Carta: “Le lettere determinanti della parola sono “s” e “t”. Insieme formano un fonema che s’incontra numerosissime volte: istituzione, stazione, costanza ecc. C’è sempre l’idea dello “stare”. Alla Costituzione, attraverso le lettere che hanno in comune, è collegato lo Stato, inteso come il governo che esiste legittimamente…”.
(6 ott – red)