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Al Vittoriano in mostra
Brindisi, la Puglia
e la Liberazione d’Italia

it@withub.it by it@withub.it
9 Ottobre 2015
in Archivio speciali - Mostre
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AL VITTORIANO “BRINDISI, LA PUGLIA E LA LIBERAZIONE D’ITALIA”

Il 10 settembre 1943 sbarcano nel porto di Brindisi, a bordo della nave Baionetta, il Re Vittorio Emanuele III con la Regina Elena, il Principe Umberto, il capo del governo Badoglio ed alcuni ministri e alti ufficiali. Giorni drammatici in cui tutto cambia in Italia. A Brindisi si insediano il re, capo dello Stato, e la famiglia reale, viene costituito un nuovo governo che resterà in città sino all’11 febbraio 1944, vengono approvate leggi, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale stampata dalla Tipografia ‘Ragione’, rinasce la libertà di stampa, viene riorganizzato l’Esercito con la costituzione del 1° Reparto Motorizzato, embrione del futuro “Corpo Italiano di Liberazione”. Viene costituito a Bari il “Comando Carabinieri Italia Meridionale”. In Puglia rinasce la vita democratica dei partiti politici: il 28 e 29 gennaio 1944, a Bari, si svolge il primo Congresso del Comitato di Liberazione Nazionale, definito da Radio Londra “il più importante avvenimento nella politica internazionale italiana dopo la caduta di Mussolini”.
Avvenimenti importanti per la storia d’Italia, presentati ai visitatori dal 9 ottobre all’8 dicembre 2015 con l’Esposizione commemorativa e storico didattica dal titolo “Brindisi, la Puglia e la Liberazione d’Italia”, nell’ambito dei festeggiamenti del 70° anniversario della Liberazione, nel Complesso Monumentale del Vittoriano, nello Spazio Istituto Luce, all’interno del Museo Centrale del Risorgimento. Mostra progettata dal Generale Carlo Felice Corsetti e promossa dall’Avv. Alessandro Carnevali dell’UNAR-Casa delle Regioni, con la collaborazione di Fulvio Biocca, dell’Ass.Naz.Carabinieri-Roma Sud e del MIBAC-Archivio di Stato Brindisi, con il patrocinio di Regione Puglia, Rotary, Lions, GAI ed altri. La cerimonia di inaugurazione è iniziata con i saluti del prof. Marco Pizzo, dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, dell’on. Francesco Boccia, presidente della commissione bilancio della Camera dei Deputati, dell’on. Valentina Grippo, presidente della Commissione Relazioni Internazionali di Roma Capitale e di P. Gianfranco Grieco, Capo Ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia-Vaticano. A seguire gli interventi degli autori dei testi, noti giornalisti/storici: Roberto Olla, Marco Patricelli e Gino Falleri. I titoli dei 10 pannelli rendono subito chiaro il percorso espositivo e l’importanza storica dei fatti narrati: 1-Resa incondizionata, 2-Via da Roma, 3-Verso Brindisi 4-La nuova Capitale, 5-Il Regno del sud, 6-Uno Stato da rifondare, 7-Brindisi e l’Italia libera, 8- il Congresso di Bari, 9-La rinascita dell’Esercito – I Carabinieri nella guerra di liberazione, 10-La libertà di stampa. La realizzazione e l’allestimento delle tavole è di Luca Pasquali di Pubblimedia. L’esposizione è inoltre strutturata come proposta didattico/formativa. Gli studenti delle scuole superiori di Brindisi, primi classificati negli esami, sono stati ammessi ad un tirocinio presso l’Archivio e il Museo Centrale del Risorgimento, per apprendere i concetti basilari sulla gestione di reperti storici archivistici. Nel corso dell’inaugurazione Emanuele Martinez, dell’ufficio stampa dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, ha consegnato gli attestati di partecipazione a nove studenti.




EXPO, SE LE ARTI INCONTRANO IL CIBO

Allestita negli spazi interni ed esterni della Triennale di Milano – 7.000 metri quadrati circa tra edificio e giardino – “Arts & Foods”, fino all’1 novembre, mette a fuoco la pluralità di linguaggi visuali e plastici, oggettuali e ambientali che dal 1851, anno della prima Expo a Londra, fino ad oggi hanno ruotato intorno al cibo, alla nutrizione e al convivio. Con una prospettiva stratificata e plurisensoriale “Arts & Foods”, a cura di Germano Celant, documenta gli sviluppi e le soluzioni adottate per relazionarsi al cibo, dagli strumenti di cucina alla tavola imbandita e al picnic, dalle articolazioni pubbliche di bar e ristoranti ai mutamenti avvenuti in rapporto al viaggio per strada, in aereo e nello spazio, dalla progettazione e presentazione di edifici dedicati ai suoi rituali e alla sua produzione. Il tutto appare intrecciato alle testimonianze di artisti, scrittori, film makers, grafici, musicisti, fotografi, architetti e designers che, dall’Impressionismo e dal Divisionismo alle Avanguardie storiche, dalla Pop Art alle ricerche più attuali, hanno contribuito allo sviluppo della visione e del consumo del cibo. In occasione di Expo, inoltre, Germano Celant presenta il suo concept “Cucina & Ultracorpi”, che – fino al 21 febbraio – racconta la lenta quanto inesorabile trasformazione degli strumenti tradizionali della cucina in macchine e automi.

ROMA: NELLA TRINCEA DELLA GRANDE GUERRA

La mostra “Bollettino 1268. Il confine di carta” – fino al 4 novembre a Roma, presso il Museo Storico della Fanteria, in occasione del centenario della Grande Guerra -, racconta il conflitto a partire dai suoi protagonisti, ovvero, i tanti uomini che, anche non essendo votati alle armi, imbracciarono il fucile per combattere ma anche le donne con la gerla al fronte o quelle che sostituirono gli uomini nelle fabbriche. Il bollettino della vittoria, il numero 1268, sancì la fine della guerra ed è stato assunto quale emblema della mostra, quale memoria dell’istante in cui l’Italia tutta si strinse unita e commossa attorno alla propria bandiera, guardando alla pace come a un’enorme conquista. La mostra si articola in 20 sale espositive, con 122 pannelli didattici, 120 cimeli, 17 pedane espositive, 30 vetrine, 8 manichini con uniformi o abiti d’epoca, la ricostruzione di una trincea, tre schermi video e due touch-screen.

CUNEO, OMAGGIO ALLA METAFISICA

Capolavori assoluti che si confrontano con i temi cardine della Metafisica: oggetti, interni e paesaggi sigillati da un silenzio che va al di là del rappresentato. Fino all’8 novembre a Bra, a Palazzo Mathis, la mostra “Giorgio De Chirico – Antonio Nunziante. Oltre le apparenze”, presenta quasi cinquanta opere che mettono a confronto l’iniziatore e il più illustre esponente della Metafisica, Giorgio De Chirico, con l’indiscusso maestro della corrente artistica in età contemporanea, Antonio Nunziante. In particolare, De Chirico e Nunziante indagano la solitudine dell’uomo moderno e contemporaneo in un ambiente divenuto estraneo: presentano una “seconda” natura, nel senso filosofico del termine, una natura creata dall’uomo e costituita dai suoi manufatti, che diventano cifra interpretativa dell’esistenza. In questo modo, la storia personale di ognuno di noi viene presentata attraverso un mondo di oggetti, in una relazione paradossale. Tra gli oggetti in mostra grande attenzione è riservata ai mobili, cavalletti, statue e contenitori da farmacia, o alle finestre aperte: sono tutte viste dell’anima, elemento che si manifesta anche nei paesaggi, vera e propria indagine introspettiva cui si aggiunge un’inconfondibile e indiscussa concezione estetica.

MONZA, LE VIE DELL’ANIMA DI NOMACHI

Kazuyoshi Nomachi è uno dei più grandi fotografi giapponesi. E’ sempre stato un fotografo documentarista e ha dedicato tutta la sua vita al tema “della preghiera e della ricerca del sacro”. Per oltre 40 anni, sin dal suo primo viaggio nel Sahara, quando aveva venticinque anni, ha rivolto la sua attenzione alle più diverse culture del mondo che sono espressione dei popoli che vivono nelle terre più difficili e aspre, affascinato dai grandi spazi e dalla forza di quelle genti. “Nomachi. Le vie dell’anima”, Fino all’8 novembre alla Villa Reale di Monza, è la più grande mostra antologica dell’artista. Con circa 200 scatti, il percorso espositivo articolato in 7 sezioni ricostruisce il viaggio di una vita attraverso la sacralità dell’esistenza nella vita quotidiana, un’esperienza vissuta dall’artista in terre tra loro lontanissime, ma accumunate da quella spiritualità che dà un ritmo e un senso alle più dure condizioni. Una spiritualità che solo Nomachi sa cogliere in paesaggi di unica e straordinaria bellezza, dove i ritratti e le figure umane assumono una dignità assoluta e si fondono con il contesto in composizioni quasi pittoriche, dominate da una luce abbagliante, reale e trascendentale al tempo stesso. Un sorprendente allestimento, progettato da Peter Bottazzi, propone ai visitatori un percorso affascinante e coinvolgente.

REGGIO EMILIA: MARIO BOTTA PER LIGABUE

Il grande architetto svizzero Mario Botta firma l’allestimento della mostra di Antonio Ligabue che si tiene a Gualtieri (Reggio Emilia), a Palazzo Bentivoglio, fino all’8 novembre. L’antologica sull’artista, scomparso cinquant’anni fa proprio a Gualtieri, presenta oltre 100 opere, alcune mai presentate prima, tra cui 80 dipinti, 15 disegni, 10 incisioni e altrettante sculture in bronzo e terracotta. I dipinti esposti, molti ritenuti massimi capolavori dell’artista, saranno suddivisi nei tre periodi nei quali si è soliti ripartire l’opera di Ligabue (1928-1939; 1939-1952; 1952-1962) e copriranno tutti i motivi della sua pittura: animali domestici e feroci, paesaggi svizzeri e padani, interni, ritratti, autoritratti.

NAPOLI, QUANDO POMPEI INCANTAVA GLI ARTISTI

La mostra “Pompei e l’Europa. Natura e Storia (1748-1943)”, fino al 2 novembre a Napoli, al Museo Archeologico Nazionale, permette di evidenziare l’influenza del sito archeologico sugli artisti europei dall’inizio degli scavi nel 1748 al drammatico bombardamento del 1943. Il confronto fra più di 250 opere, tra reperti antichi e capolavori moderni provenienti dai più grandi musei italiani e stranieri permette di documentare il fascino del sito sugli artisti europei dal Settecento al Novecento – da Ingres a Picasso, da Normand a Le Courbusier, da Moreau a Klee – evidenziando l’influenza della classicità sugli sviluppi dell’arte e dell’estetica moderna, fra emulazione e reinterpretazione. Un’ulteriore sezione della mostra, intitolata “Fotografare e documentare Pompei” che espone una scelta significativa del materiale fotografico conservato nella Soprintendenza Speciale di Pompei, Ercolano e Stabia, si tiene negli scavi di Pompei, anche con la presentazione di calchi delle vittime dell’eruzione recentemente restaurati.

SIENA: DALLA “MACCHIA” AL DECADENTISMO

“Dalla ‘macchia’ al Decadentismo – dipinti privati nelle Terre del Poliziano” il titolo della mostra in programma fino all’1 novembre a Montepulciano (Siena), tra i panorami della Toscana più autentica. Il Museo Civico – Pinacoteca Crociani e la Fortezza ospitano più di 100 opere: dai dipinti dei più importanti macchiaioli, quali Giuseppe Abbati, Odardo Borrani, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, per poi giungere ad autori novecenteschi, attraverso i vari generi della pittura: paesaggio, ritratto, vita dei campi, veduta urbana, vita contemporanea. Al nucleo dei pittori che a Firenze negli anni Sessanta dell’Ottocento elaborarono la ‘macchia’, seguono i protagonisti del Naturalismo toscano e quindi gli artisti più impegnati, sull’onda delle istanze del nuovo secolo, nel rinnovamento dei linguaggi pittorici. La mostra, che presenta capolavori quali L’Arno a Varlungo di Odoardo Borrani, è arricchita da una serie di disegni, alcuni dei quali preparatori a famosi e importanti dipinti come nel caso di Mercato Vecchio di Telemaco Signorini, o di Sole a Seravezza di Filadelfo Simi, quadro di cui vengono documentate le varie fasi di elaborazione dal primo ‘tocco in penna’ al disegno quadrettato per la trasposizione sulla tela.

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