L’anno scorso, rispondendo a un questionario Isfol, il 60% degli intervistati disse di essere favorevole ad abbandonare il denaro contante per passare a quello elettronico. Si pensava – lo suggerivano il buon senso oltre che gli studi di tutte le autorità competenti, dalla Banca d’Italia alla Dia – che evasione fiscale, economia illegale e riciclaggio potessero essere meglio combattuti con restrizioni all’uso del contante.
Ieri il governo ha imboccato però la strada opposta, alzando da mille a tremila euro il limite per l’utilizzo del cash. Una misura che Renzi aveva auspicato già nel 2013, quando era ancora sindaco di Firenze. “Ridurre il contante senza modificare l’intero pacchetto fiscale, che oggi è oppressivo al limite dell’insolenza – aveva detto allora – significa regalare clienti agli hotel di Nizza anziché di Taormina, alle boutiques di Parigi anziché di Milano”. Il provvedimento di ieri è coerente con quella premessa.
La pensano come Renzi i rappresentanti delle categorie economiche – in particolare turismo e commercio – che oggi plaudono alla novità e dicono di attendersi un incremento dei consumi.
Chi è contrario obietta che non si è mai visto un consumatore rinunciare ad acquistare una oggetto del costo di 1.200 euro solo perché non poteva pagare in contanti, e che la norma servirà a creare ulteriore evasione tra coloro che forniscono servizi o vendono un bene.
A margine, ma non troppo, di questa disputa che in Italia dura da molti anni, un interessante fenomeno l’ha segnalato Fabrizio Savelli sul Corriere della Sera. L’Italia – nonostante i limiti all’utilizzo del contante – è la più grande importatrice in Europa di biglietti da 500 euro. Ogni anno entrano circa dieci miliardi in pezzi di questo taglio. Tra le banconote da 500 emesse dalle banche e quelle che i clienti versano sui conti correnti c’è una sproporzione di 37 miliardi. Da dove vengono questi bigliettoni non è chiaro. Ma è dimostrato invece che 20.000 euro in biglietti da 500 entrano in un pacchetto di sigarette. (16 ott – 2015)
