(19 ottobre 2015) In Germania ogni 100 pagine visitate su Internet, 13 sono porno. Ma secondo le classifiche di Similar Web – che disegnano con grande accuratezza la geopolitica della trasgressione on line – la maggior percentuale di siti per adulti si trova in due paesi di non facili costumi come l’Iraq e l’Egitto.
Internet non conosce frontiere e dunque non sorprende il fatto che una parte rilevante del traffico verso siti pornografici israeliani provenga dai paesi islamici, compresa l’Arabia saudita. Qui la Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, che controlla la polizia religiosa, ha recentemente arruolato una squadra di hacker per disabilitare circa 9.000 account Twitter che distribuivano materiale porno, attività che a Riad è punita con il carcere.
Nonostante la repressione, l’Arabia Saudita figura tra i grandi consumatori di porno on line insieme a Emirati Arabi Uniti, Qatar e Indonesia. Questi paesi guidano la speciale classifica riguardante il cosiddetto “indice di rimbalzo”, cioè la percentuale di visite a siti porno terminate nell’arco di pochi secondi. Trasgressioni sì, dunque, ma fugaci, forse anche per ragioni di sicurezza.
La ricerca condotta da Similar Web ci dice che i siti pornografici producono il 4,4% di tutto il traffico digitale planetario, superando settori come il gioco, la finanza e i viaggi.
Stando ad alcuni esperti , il porno on line sarebbe inoltre la vera locomotiva che guida l’innovazione e l’evoluzione del web, capace di cambiare forma e modalità di comunicazione a seconda delle necessità dei siti per adulti. Che da sempre adottano e sperimentano i software più avanzati.
Last but not least: secondo il canale economico di Bloomberg, ogni secondo, nel mondo, il circuito del porno incassa tremila dollari.