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ETICHETTE ALIMENTARI SMART PER IPOVEDENTI

it@withub.it by it@withub.it
26 Ottobre 2015
in In evidenza HP, In evidenza top news
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Per le persone ipovedenti o non vedenti le etichette, che si esprimono con testo e con immagini, non bastano a garantire il diritto ad essere informati sulle caratteristiche degli alimenti in vendita, con particolare riferimento agli scaffali della grande distribuzione. Da questa considerazione e, più in generale, dal desiderio di migliorare la qualità della vita, l’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna ha avviato il progetto che porterà allo sviluppo di un prototipo di etichettatura alimentare accessibile alle persone ipovedenti o che hanno perso del tutto l’uso della vista. Questo progetto nasce su proposta di un gruppo di giovani ricercatori, studiosi dei temi legati al diritto agrario, alimentare e ambientale – composto da Margherita Brunori, Silvia Rolandi, Andrea Saba, con il coordinamento di Mariagrazia Alabrese come responsabile del progetto – con la collaborazione di Elena Vivaldi, ricercatrice di Diritto costituzionale esperta in materia di diritti delle persone disabili. La ricerca vuole arrivare a una sintesi tra un livello di informazione più immediato, basato su un sistema tattile, e uno più approfondito, veicolato da un supporto tecnologico, sviluppato dal gruppo di ricerca del prof. Antonio Frisoli, all’interno del Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto TeCIP (Tecnologia della Comunicaziome, dell’Informazione, della Percezione) della Scuola Superiore Sant’Anna. Per l’interesse sociale che lo caratterizza, il progetto è stato selezionato tra quelli che la Scuola Superiore Sant’Anna ha ammesso a beneficiare dei proventi della campagna 5×1000.

 

In un mercato “muto”, com’è quello attuale della grande distribuzione organizzata, la fornitura di informazioni sugli alimenti avviene in via esclusiva attraverso le etichette, la cui elaborazione è fondamentale per consentirne la comprensione e per garantire scelte consapevoli, che peraltro condizionano la dieta in termini di apporti nutritivi ed equilibrio nutrizionale e che possono essere influenzate, tra l’altro, da considerazioni di natura sanitaria, ambientale, sociale, etica, religiosa. Tutte queste importanti funzioni che “passano” attraverso le etichette non possono raggiungere le persone con disabilità visive, alle quali non è garantito il diritto di accesso alle informazioni per essere supportate nel compiere scelte consapevoli, per essere autonome negli acquisti alimentari e nell’utilizzo dei prodotti dopo l’acquisto. Basta un esempio in apparenza banale per far capire con quali difficoltà possa scontrarsi una persona non vedente, a casa: un barattolo di ceci o uno di passata di pomodoro possono risultare uguali al tatto e come è possibile distinguerli? Anche una data di scadenza può non essere rilevata con facilità e con rapidità. La sfida tecnologica sarà garantire la “percezione” di queste informazioni “domestiche” in maniera agevole. 

La fase preliminare del progetto si è ormai conclusa ed ha compreso interviste, focus group, questionari sugli utenti, grazie anche alla collaborazione garantita, a livello nazionale e regionale toscano, da associazioni come l’Unione italiana ciechi. Appena saranno disponibili finanziamenti ulteriori, giuristi e ingegneri, andranno avanti nello sviluppo dei supporti tecnologici. Da questo progetto deriveranno soltanto vantaggi per le persone che hanno difficoltà con la vista. L’intenzione del gruppo di ricerca è sviluppare soluzioni che non incidano sul prezzo finale dei prodotti e che non impongano l’utilizzo di ulteriori imballaggi. “Abbiamo iniziato questo progetto – spiega la ricercatrice Mariagrazia Alabrese, responsabile del progetto – perché al momento sono davvero pochi i prodotti con un’etichettatura in alfabeto braille, che non tutte le persone non vedenti conoscono. Tali etichette, inoltre, di solito contengono alcune informazioni, ad esempio la denominazione di prodotto e la data di scadenza, mentre, per fare un esempio, le indicazioni sugli ingredienti risultano assenti, anche in ragione delle dimensioni del linguaggio braille. Il nostro progetto – continua – si rivolge agli operatori del settore alimentare che potranno essere posti nelle condizioni di realizzare imballaggi ed etichette coerenti con la normativa e risultare accessibili anche alle persone con disabilità visiva”.

(red – 26 ott)

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