(3 novembre 2015) Se il clima fosse una banca sarebbe già stato salvato, disse un giorno il leader venezuelano Ugo Chavez. Giobbe Covatta apre con questa citazione il suo viaggio tragicomico nel pianeta dell’homo deficiens, che poi sarebbe quello che mandando in frantumi gli equilibri dell’ecosistema si condanna a sicura estinzione, e dunque a ben vedere saremmo tutti noi.
“A nessuno piace caldo” – il libro che Covatta firma insieme a Paola Catella – affronta dunque con divertita arguzia un tema molto serio, e cioè l’irresponsabilità ambientale della specie umana.
Per arginarla e se possibile per cambiar verso, dal 30 novembre all’11 dicembre prossimi, i rappresentanti di 195 governi si troveranno a Parigi alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite. L’obiettivo della conferenza è quello di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte dell’Onu un accordo vincolante e universale che consenta di ridurre il riscaldamento del pianeta.
Tra i Paesi che presenzieranno alla conferenza sul clima c’è chi mostra più buona volontà di altri: si tratta dei paesi del Nord Europa, già avanti nella riduzione delle emissioni che causano l’effetto serra mentre, tra i più disinteressati, ci sono Iran e Arabia Saudita, grandi produttori di petrolio. Una cinquantina dei 195 Paesi partecipanti non ha presentato i propri piani e progetti entro il primo ottobre, che era il termine ultimo fissato per poter affrontare la discussione nel migliore dei modi.
Il successo della Conferenza di Parigi dipenderà però in gran parte dagli impegni che accetterà di sottoscrivere la Cina, che con il 25% delle emissioni globali di gas a effetto serra, è il primo Paese inquinatore del mondo.