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La Capitale ospita “Tevere, una storia
che scorre”

it@withub.it by it@withub.it
6 Novembre 2015
in Archivio speciali - Mostre
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La mostra “Tevere, una storia che scorre”, fino al 19 novembre al St. Stephen’s Cultural Center Foundation di Roma, nasce per festeggiare il restauro del manoscritto “Modo di far navigabile il Tevere”, promosso da Charta Edizioni. L’opera, conservata nella Biblioteca Corsiniana dei Lincei di Roma, racchiude i pensieri di Cornelijs Meyer disegnati da Gaspar Van Wittel nel 1675, prime tracce della presenza in Italia del principale fra i vedutisti del Grand Tour e una copia verrà esposta in questa mostra. La mostra ripercorre la storia del fiume romano dal Settecento ad oggi, attingendo a un vasto patrimonio di stampe, carte antiche e scatti d’epoca, divisi in 4 sezioni. La prima “Da Van Wittel a Vanvitelli 1660-1730” introduce all’influenza che Van Wittel esercitò sulla veduta dal vero con la sua nuova sensibilità per l’intreccio fra caratteri storici e ambientali. “Le Vie del Fiume 1740-1860” descrive quindi, con una selezione di mappe e taccuini, gli studi per la navigazione sul Tevere alla soglia del Secolo dei Lumi. Cronache e documenti che documentano il lento progresso delle scienze che prelude alla trasformazione del sistema fluviale sono poi raccolti ne “Il Paesaggio sommerso 1870-1960”. A chiusura del percorso, l’album fotografico “Lento viaggiare” di Cristina Archinto che proietta nelle immagini di oggi, gli scenari per domani: una riflessione sul paesaggio contemporaneo nei territori che Van Wittel scelse di narrare.

MILANO: LE FOTO DA CUI NACQUE IL “QUARTO STATO”

Il Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco di Milano, in collaborazione con l’Associazione “Pellizza da Volpedo”, nell’ambito del progetto dedicato al Premio Archivi “Tempo Ritrovato – Fotografie da non perdere”, presenta, fino al 6 dicembre al Castello Sforzesco, la mostra “Il Quarto Stato e il territorio di Volpedo nelle fotografie del fondo Giuseppe Pellizza, con un omaggio a Paolo Monti”. La mostra propone un nucleo di stampe fotografiche originali provenienti dal Fondo di Giuseppe Pellizza da Volpedo, autore del Quarto Stato, una delle opere simbolo del Novecento, dipinto fra il 1898 ed il 1901. Attraverso un itinerario fra le fotografie originali che il grande pittore utilizzò per il proprio lavoro, sono esposte fotografie, sempre originali, selezionate fra quelle da lui realizzate o commissionate a fotografi professionisti e quelle di soggetto storico-artistico da lui acquistate nei suoi viaggi di studio. Il fondo fotografico di Giuseppe Pellizza fa parte della dotazione dello studio del pittore, oggi Studio Museo Giuseppe Pellizza a Volpedo, che, con le tele, i disegni, gli strumenti di lavoro, i manoscritti, i volumi e i periodici della biblioteca dell’artista, è uno straordinario esempio di atelier di fine Ottocento, donato dalle figlie dell’artista al Comune di Volpedo e affidato all’associazione “Pellizza da Volpedo”, onlus che ne promuove l’apertura al pubblico, la conservazione, oltre allo studio e alla ricerca scientifica sul patrimonio.

MILANO: LE FOTO DELL’ANNO

La mostra delle opere del Wildlife Photographer of the Year per il quarto anno consecutivo arriva a Milano Un’edizione speciale che celebra i 50 anni del prestigioso concorso di fotografia naturalistica, nato nel 1965 e indetto dal Natural History Museum di Londra con il Bbc Wildlife Magazine. Fino al 23 dicembre, presso la Fondazione Luciana Matalon, sono presentate 100 immagini mozzafiato premiate al concorso londinese nelle 21 categorie in gara, a partire dal riconoscimento più ambito, il Wildlife Photographer of the Year, assegnato a The last great picture di Michael Nichols (Usa). Scattata in Tanzania nel Serengeti National Park, la foto mostra cinque leonesse che si riposano insieme ai loro cuccioli su uno sperone di roccia, dopo aver attaccato e cacciato due maschi del branco. L’immagine è incorniciata con la vista delle pianure in un cielo di tardo pomeriggio ed è stata catturata agli infrarossi, trasformando così la scena in qualcosa di primordiale, quasi biblico. Stinger in the sun di Carlos Perez Naval (Spagna, 8 anni) è invece la foto vincitrice assoluta del premio Young Wildlife Photographer of the Year per la sezione junior, divisa in tre categorie fino a 17 anni. Lo scatto ritrae uno scorpione che mostra il suo pungiglione, su una roccia. In questa edizione, ben 7 riconoscimenti sono andati a fotografi italiani. Bruno D’Amicis è il vincitore nella Categoria Il Mondo nelle Nostre Mani, con la foto The price they pay che immortala un adolescente che vende un cucciolo di volpe catturata nel deserto del Sahara. Inoltre sono giunti finalisti nelle rispettive categorie: Simone Sbaraglia, con la foto Communal warmth (categoria Mammiferi), Silvio Tavolaro, con la foto Snow Stand (categoria Piante e Funghi), Adriano Morettin, con la foto Touch of Magic (categoria Specie Acquatiche), Alessandro Carboni, con la foto Ice land (categoria Ambienti terrestri), Cristiana Damiano, con la foto A long line in legs (categoria Bianco e Nero), e Bernardo Cesare, con la foto Kaleidoscope (categoria Natural Design).

FIRENZE: JEFF KOONS “DIALOGA” CON MICHELANGELO

Per la prima volta, dopo circa cinquecento anni dalla messa in posa dell’Ercole e Caco di Baccio Bandinelli (1493-1560), una scultura originale di grandi dimensioni è collocata sull’arengario di Palazzo Vecchio, in piazza della Signoria, a poca distanza dalla copia in marmo del David di Michelangelo. Si tratta di Pluto and Proserpina di Jeff Koons un’opera monumentale alta più di tre metri del 1955, in acciaio inox, lucidata a specchio e con una cromatura in color oro. Un evento eccezionale che inaugura il progetto In Florence, che vede i protagonisti dell’arte del nostro tempo confrontarsi con gli spazi e le opere del Rinascimento fiorentino. La posa dell’opera è parte dell’evento “Jeff Koons In Florence”: un confronto tra la provocante bellezza delle opere del geniale artista americano e i capolavori senza tempo di Donatello (1386-1466) e Michelangelo (1475-1564). I luoghi eletti del “dialogo” sono, oltre Piazza della Signoria, la Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio dove viene esposta Gazing Ball (Barberini Faun), opera realizzata nel 2013 e appartenente alla serie denominata dall’artista Gazing Ball, calchi in gesso di celebri sculture del periodo greco-romano cui l’artista ha aggiunto, in posizione di precario equilibrio, una sfera di colore azzurro brillante e dalla superficie specchiante. La mostra, visibile fino al 28 dicembre, è organizzata da Mus.e e realizzata grazie al contributo di Fabrizio Moretti, già noto a livello internazionale come mercante d’arte antica. 

PARMA: BALLA, ASTRATTISTA FUTURISTA

La mostra “Giacomo Balla Astrattista Futurista” allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, fino all’8 dicembre , presenta l’intero percorso artistico di Balla (Torino 1871 – Roma 1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto ‘Astrattista Futurista’ dallo stesso Balla e da Fortunato Depero. Le opere provengono da prestigiose collezioni private e dai principali musei italiani che custodiscono opere di Balla, fra i quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino, il Mart di Rovereto. Chiude l’esposizione un apparato di documenti originali (fotografie d’epoca, cataloghi, manifesti) dell’Archivio Gigli di Roma.

 

 

 

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