“Continueremo la missione per non lasciare scoperte le zone rurali, che è stato il nostro grande sforzo. Vogliamo lasciare in sicurezza il territorio, come nello stile italiano”. L’ annuncio è del ministro della Difesa Roberta Pinotti, che alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato sull’ evoluzione della partecipazione dell’ Italia alla missione Nato in Afghanistan, spiega che la decisione di andare avanti con la missione ‘ Resolute Support’ iniziata nel 2014 arriva proprio dopo la precisa richiesta del governo afghano, già accolta dagli Stati Uniti. Anche per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, concorda sul fatto che “è una scommessa, ma continuare a garantire sostegno e addestramento è l’ unica soluzione” perché “l’ Afghanistan si regge su un governo di unità nazionale che rappresenta sforzo unitario, è la prima volta che affrontano da soli, col sostegno della coalizione internazionale, la sfida dei talebani, ma la situazione per ora ha tenuto. Il nodo politico è che “siamo alle prese con una situazione delicata che ha portato l’ Afghanistan a chiedere il prolungamento della missione iniziata nel 2014, all’ esaurirsi della missione Isaf. Un segnale della delicatezza della situazione è stata la presa temporanea di Kunduz da parte dei talebani e da episodi come il tragico errore che ha portato al bombardamento dell’ ospedale di Msf”.
Il problema dell’ Afghanistan, oggi, è precisamente l’ infiltrazione dello Stato Islamico: “Le infiltrazioni all’ interno del territorio afghano da parte di Daesh, con tentativi di dialogo con al-Qaeda, sono un elemento di rischio nuovo, non previsto dalla missione Resolute Support e non prevedibile” spiega il ministro Pinotti, e con lei Gentiloni, per il quale “Daesh sta crescendo molto come reclutamento di militanti e nessuno può escludere che nei prossimi mesi si inizino atti contro il governo”, e per cui non va sottovalutato nemmeno il fattore immigrazione: “l’ Afghanistan è diventato il terzo paese di origine dei migranti dopo Siria ed Eritrea e ha registrato un incremento dell’ 80% dei flussi migratori rispetto all’ anno scorso”. Ma quella dell’ Italia in Afghanistan non è solo una presenza militare, peraltro al momento no-combat: “Gli italiani sono impegnati anche, attraverso la Cooperazione, con 820 milioni di euro impegnati in tredici anni, di cui una buona parte a dono e gli altri a crediti d’ aiuto – ricordo il ministro degli Esteri .- Ci concentriamo su sostegno alla governance, sulla salute e sull’ empowerment femminile, ora stiamo lavorando anche sulle infrastrutture, contribuendo a costruire la struttura sociale del Paese”
(10 nov – PO / Sis)
“Continueremo la missione per non lasciare scoperte le zone rurali, che è stato il nostro grande sforzo. Vogliamo lasciare in sicurezza il territorio, come nello stile italiano”. L’ annuncio è del ministro della Difesa Roberta Pinotti, che alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato sull’ evoluzione della partecipazione dell’ Italia alla missione Nato in Afghanistan, spiega che la decisione di andare avanti con la missione ‘ Resolute Support’ iniziata nel 2014 arriva proprio dopo la precisa richiesta del governo afghano, già accolta dagli Stati Uniti. Anche per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, concorda sul fatto che “è una scommessa, ma continuare a garantire sostegno e addestramento è l’ unica soluzione” perché “l’ Afghanistan si regge su un governo di unità nazionale che rappresenta sforzo unitario, è la prima volta che affrontano da soli, col sostegno della coalizione internazionale, la sfida dei talebani, ma la situazione per ora ha tenuto. Il nodo politico è che “siamo alle prese con una situazione delicata che ha portato l’ Afghanistan a chiedere il prolungamento della missione iniziata nel 2014, all’ esaurirsi della missione Isaf. Un segnale della delicatezza della situazione è stata la presa temporanea di Kunduz da parte dei talebani e da episodi come il tragico errore che ha portato al bombardamento dell’ ospedale di Msf”.
Il problema dell’ Afghanistan, oggi, è precisamente l’ infiltrazione dello Stato Islamico: “Le infiltrazioni all’ interno del territorio afghano da parte di Daesh, con tentativi di dialogo con al-Qaeda, sono un elemento di rischio nuovo, non previsto dalla missione Resolute Support e non prevedibile” spiega il ministro Pinotti, e con lei Gentiloni, per il quale “Daesh sta crescendo molto come reclutamento di militanti e nessuno può escludere che nei prossimi mesi si inizino atti contro il governo”, e per cui non va sottovalutato nemmeno il fattore immigrazione: “l’ Afghanistan è diventato il terzo paese di origine dei migranti dopo Siria ed Eritrea e ha registrato un incremento dell’ 80% dei flussi migratori rispetto all’ anno scorso”. Ma quella dell’ Italia in Afghanistan non è solo una presenza militare, peraltro al momento no-combat: “Gli italiani sono impegnati anche, attraverso la Cooperazione, con 820 milioni di euro impegnati in tredici anni, di cui una buona parte a dono e gli altri a crediti d’ aiuto – ricordo il ministro degli Esteri .- Ci concentriamo su sostegno alla governance, sulla salute e sull’ empowerment femminile, ora stiamo lavorando anche sulle infrastrutture, contribuendo a costruire la struttura sociale del Paese”
(10 nov – PO / Sis)