(1 dicembre 2015) All’armeria Lugli di Modena quest’anno le vendite sono aumentate del 30%. Intervistato dal Resto del Carlino, il titolare spiega che fino all’anno scorso c’era una grande richiesta di spray antiaggressione, mentre ora i clienti acquistano soprattutto pistole semiautomatiche e fucili a pompa calibro 12, molto indicati – spiega il commerciante – per la difesa dell’abitazione. E’ raddoppiato il numero di chi chiede informazioni sul porto d’armi, mentre per il momento non è possibile accontentare i molti che vorrebbero acquistare una pistola elettrica, il cui uso in Italia non è ancora consentito.
Naturalmente non ci si arma solo a Modena. La Polizia di Stato parla di un milione e 100 mila armi regolarmente detenute nel nostro paese, ma secondo il sito indipendente americano gunpolicy.org nella disponibilità degli italiani ci sarebbero circa sette milioni tra pistole e fucili. La maggior parte delle armi dunque sarebbe detenuta illegalmente. Certo, essere a posto con la legge è una condizione necessaria ma non sufficiente. Erano state regolarmente denunciate la Beretta calibro 9 con cui Claudio Giardiello uccise tre persone all’interno del tribunale di Milano; l’altra Beretta 9 per 21 impugnata dallo psicolabile che nel palazzo della Regione Umbria ammazzò due impiegate prima di togliersi la vita; il fucile a pallettoni con cui Giulio Murolo fece una strage sparando dal balcone a Secondigliano.
Ma queste tragedie non rallentano la corsa alle armi, né – a quanto pare – la delegittimano. Il fatto è, ci ha detto l’Istat, che il 41% delle famiglie italiane segnala la criminalità predatoria come l’emergenza numero uno , prima ancora della crisi economica. Il rischio – anche questo letale, più dei fucili a pompa – è che la risposta all’emergenza sicurezza venga individuata sempre meno nello Stato e sempre più nell’autodifesa.