Per i verbali ufficiali furono 362 le persone a perdere la vita nella miniera di Monongah ma per tutti le vite spezzate furono molte di più e qualcuno si spinse anche ad ipotizzare che fossero addirittura 900. A rendere difficile una condivisione sul numero dei morti concorsero vari fattori: il Buddy System, sistema di retribuzione a cottimo che permetteva ad ogni minatore di essere accompagnato da due aiutanti, spesso bambini, la mancata registrazione di tutti i minatori e le condizioni generali dell’epoca, molti infatti erano emigrati nel nuovo mondo senza parenti ed amici e nessuno segnalò la loro scomparsa. Nelle esplosioni persero la vita 171 minatori italiani, provenienti da tutta Italia, ma le Regioni che pagarono il prezzo più alto furono il Molise, con le sue 87 vittime provenienti da Duronia(36), Frosolone (20), Torella del Sannio (12), Fossalto (8), Pietracatella (7), Bagnoli del Trigno (3), e Vastogirardi (1), e la Calabria, con il Comune di San Giovanni in Fiore che pianse ben 30 dei loro concittadini.
I COMMENTI DELLA POLITICA – La deputata eletta negli Usa Fucsia Fitzgerald Nissoli ricorda che “le indagini iniziali portarono a un oblio della vicenda, forse per celare la mancanza di sicurezza. Invece oggi siamo tenuti a favorire una riflessione che sia monito anche per la realtà di oggi”. Realtà di oggi che si riflette non solo nell’immigrazione ma anche, secondo il senatore Roberto Ruta, nel caporalato: “Quando parliamo di Monongah, parliamo di una vicenda di attualità straordinaria, anche nei luoghi più sviluppati e specializzati”. Fabio Porta, presidente del Comitato per le Questioni degli italiani all’estero, ricorda: “Abbiamo presentato un ddl per portare la storia dell’emigrazione italiana nelle scuole italiane a livello multidisciplinare. E’ una storia fatta di tragedie, ma anche di italiani come Bergoglio e il nuovo presidente argentino Macri, una storia che dovremmo conoscere di più. Monongah è parte della nostra storia anche alla luce dell’attualità che ci circonda”.
UNA TRAGEDIA DA RICORDARE – Il Presidente dell’Associazione Culturale “Monongah”, Gianni Meffe, ha illustrato i principali obbiettivi che l’Associazione si propone di realizzare e che riguardano il recupero e la salvaguardia dei luoghi del disastro minerario e la conservazione della relativa documentazione. Un altro obbiettivo a cuore degli associati è quello della divulgazione scolastica della “Tragedia di Monongah”, che nonostante i suoi drammatici numeri risulta praticamente sconosciuta, e la concessione della Medaglia d’Oro al Merito Civile a coloro che persero la vita il 6 dicembre 1907. (PO / Sis – 3 dic)