(4 dicembre 2015) Anche in Italia sta cambiando rapidamente la natura del fenomeno migratorio: come documenta il rapporto della fondazione Ismu presentato ieri a Milano, diminuisce drasticamente il numero di immigrati per motivi economici, mentre aumenta quello di chi fugge da guerre e persecuzioni. Dal 2010 gli ingressi di non comunitari con permesso per motivi di lavoro sono calati dell’84%. Un tracollo determinato in primo luogo dagli effetti di lungo corso della crisi economica, che ha fatto sì che l’Italia non costituisca più una destinazione attraente dal punto di vista occupazionale. Sono invece aumentati i richiedenti asilo: 65 mila l’anno scorso, più o meno altrettanti quest’anno.
Sintetizzato in aride statistiche, categorizzato per posizione, provenienza, religione, status giuridico, di questo fenomeno in genere sfugge l’essenza: si arriva in terra straniera per salvarsi la vita. Lo spiega bene Simonetta Bisi che insieme a Eva Pfoestl ha scritto per le edizioni Bordeaux il libro intitolato “Quasi umani”, un saggio sui richiedenti asilo che giungono da noi spesso dopo viaggi allucinanti e vivendo in condizione miserevole la loro avventura italiana.
Realizzato su incarico dell’Istituto di studi politici San Pio V, che coltiva da tempo un filone di ricerca dedicato alle migrazioni e ai diritti umani, questo libro – con le sue storie e le sue testimonianze – è particolarmente consigliato a chi crede che davvero i profughi normalmente vivano in albergo, e non invece nelle baracche, nei capannoni abbandonati e sotto le tende dove la maggior parte di loro coltiva ricordi e malinconie.