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Esplorando l’età
della saggezza
nell’era digitale

it@withub.it by it@withub.it
4 Dicembre 2015
in Archivio speciali - Libri
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L’ETA’ DELLA SAGGEZZA NELL’ERA DIGITALE

Una lucida e positiva analisi sulla società degli over 50 – ieri, oggi e domani – quella compiuta da Silvana Buzzo Patucchi nel suo nuovo libro “L’età della saggezza nell’era digitale (E se fossero gli anni più belli?)”, pubblicato da Francesco Brioschi editore, uscito da poco in tutte le librerie e negozi digitali online. Già soggettista e sceneggiatrice per molte fiction televisive ed esperta in materia di diversità sociale, l’autrice affronta con solerzia, ironia e distacco una acuta riflessione su un argomento che riguarda tutto l’occidente: l’allungamento della vita e la sua conseguenza inevitabile, la vecchiaia, tabù del nostro tempo, spazio della vita negato e temuto che è vietato nominare e che in molti Paesi è abolito dagli elenchi di parole utilizzabili su Internet perché causa di insuccesso garantito. Oscillando tra storia, società, culture e individui, la Buzzo usa linguaggi diversi e li incrocia per scuotere gli stereotipi accumulati sulla terza età, invitando a sorridere e ad attraversare questa fase con un po’ di leggerezza, ma soprattutto con coraggio e lasciando comunque – nonostante l’arduo e apparentemente fastidioso argomento – un buon sapore in bocca, poiché – come celebrava un noto spaghetti western con il compianto Giuliano Gemma – “chi ha paura muore un po’ tante volte, mentre chi non ha paura muore una volta sola”.

 

 

PINOCCHIO, CAPPUCCETTO ROSSO E LA GUERRA FREDDA

Nell’età delle masse la politica deve parlare a tutti e adottare un linguaggio semplice e persuasivo; il parlare figurato, per metafore e apologhi, è strumento principe della propaganda. Così non stupisce che la politica ami, alla lettera, raccontar favole. Non tanto (o non solo) nel senso di dire panzane, ma in quello di ricorrere a strutture narrative proprie della tradizione favolistica, mescolando al dato reale elementi di satira, leggende, miracolistica, zoologia, fisiognomica, profezie. Ecco allora Pinocchio diventare campione fascista ma anche comunista, il lupo di Cappuccetto rosso impersonare Togliatti, e Truman e Stalin vestire i panni dell’Orco mangiafuoco. In “Favole e politica. Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda” (Il Mulino), lo storico Stefano Pivato riporta alla luce il grottesco mondo della propaganda politica, in un divertente e istruttivo campionario di favole che la politica, soprattutto negli anni della Guerra fredda, ha propinato agli italiani.


“DIRITTO D’AMORE” DI STEFANO RODOTA’

Parlare di diritto d’amore non serve a legittimarlo, l’amore non ha bisogno di legittimazione. L’amore vuol farsi diritto per realizzarsi pienamente. Le parole diritto e amore sono compatibili o appartengono a logiche conflittuali? Nell’esperienza storica, il diritto si è impadronito dell’amore. Lo ha chiuso in un perimetro, l’unico giuridicamente legittimo: il matrimonio. Un contratto di diritto pubblico, sorvegliato dallo Stato, basato sulla stabilità sociale, la procreazione, l’educazione dei figli e portatore di una morale ritenuta prevalente, quella cattolica. Obbedienza e subordinazione per le donne, logica autoritaria e patrimonialistica, un blocco compatto nel quale l’amore riusciva con fatica ad aprire qualche breccia. Questi i temi affrontati in “Diritto d’amore” di Stefano Rodotà (Laterza, euro 14, pp. 158). Oggi troviamo il futuro declinato in modo ben diverso dal passato e sembriamo prendere congedo da un diritto ostile all’amore. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vieta ogni discriminazione e legittima, in condizioni di parità, unioni diverse da quella matrimoniale. La Corte costituzionale italiana ha cominciato a riconoscere alle persone dello stesso sesso il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia. “Ma se rivolgiamo lo sguardo alla società italiana – – si legge nella nota di presentazione del volume – cogliamo ancora troppe tracce di una politica del disgusto che continua a ritenere inaccettabili i diritti dell’amore. Una politica che si nutre di pregiudizi, sorda ai richiami dell’Europa, ostacola l’abbandono delle discriminazioni e nega alle persone diritti fondamentali, come l’accesso paritario di tutte le coppie al matrimonio. Ma una più profonda cultura dell’amore si diffonde, richiama i principi di dignità ed eguaglianza, e obbliga così il diritto a prendere atto dei profondi mutamenti sociali, a rispettare fino in fondo la libertà delle persone”.

 

I GRANDI DELLA MUSICA SECONDO STEFANO BOLLANI

“I monumenti, una volta eretti, non si sviluppano più, né in altezza, né in larghezza. Possono sono crollare”: con l’intelligente ironia a cui siamo ormai abituati, nel suo nuovo libro “Il monello, il guru, l’alchimista e altre storie di musicisti” (Mondadori) Stefano Bollani traccia un personale catalogo dei grandi della musica, però non li affronta come “monumenti” intoccabili, ma li racconta da vicino. Ne viene fuori una ricca e umanissima galleria di personaggi, da Louis Armstrong a Gorni Kramer, da Renato Carosone a Francis Poulenc, da Nino Rota a Frank Zappa, e poi Elis Regina, Maurice Ravel, Billie Holiday, George Gershwin, Henry Purcell, Joao Gilberto, Erik Satie, Astor Piazzolla, passando per figure nascoste ma non meno importanti, come Nadia Boulanger, Wanda Landowska, Belinda Fate. Storie, aneddoti, curiosità e appassionati sguardi da intenditore, dietro i quali Bollani lascia intravedere uno spirito che vaga e unisce queste anime artistiche in un’unica grande tribù, quella degli uomini che inseguono la libertà. Dopo “Parliamo di musica”, Stefano Bollani con “Il monello, il guru, l’alchimista e altre storie di musicisti” torna a raccontarci il mondo “caldo e gioioso” del quale è oggi uno dei grandi protagonisti. Una passeggiata alla riscoperta delle proprie passioni “dove la musica fa sognare una via di fuga, uno svincolo insperato. Ma a patto di poterci giocare”. (Red)

 

 

 

 

GUIDA ALLA PARIGI DI MARIA ANTONIETTA

Maria Antonietta è una delle figure storiche più straordinarie e controverse di tutti i tempi. La sua incoronazione nel 1774 ha dato una svolta alla storia di Francia e la sua tragica morte sotto la lama della ghigliottina ha segnato la fine di un’intera epoca. Dallo sfarzo della reggia di Versailles alla gelida cripta dei Borboni a Saint-Denis, dai corridoi umidi della Conciergerie al palco riservato all’Opéra e all’appartamento segreto in rue Royale la “Guida alla Parigi di Maria Antonietta” di Alice Mortali (Mursia), a metà tra biografia storica e raffinata guida turistica, propone un viaggio ideale nella Parigi della regina Maria Antonietta attraverso i luoghi che hanno caratterizzato la sua affascinante e originale esistenza, seguendo un itinerario che tocca castelli, palazzi, giardini, prigioni, caffè e musei. Un viaggio diverso, unico, con un’accompagnatrice davvero d’eccezione che non mancherà di svelare ancora qualche particolare curioso della sua personalità e della sua stravagante vita a corte. L’autrice è nata a Castelfidardo (Ancona) nel 1980. Bolognese d’adozione, da anni si dedica alla ricerca storica con una particolare attenzione ai grandi personaggi femminili vissuti tra il XVI e XIX secolo. Blogger e studiosa, ha collaborato con la rivista “BBC History” e con alcuni siti web. Dal 2013 è presidente dell’Aimant, Associazione Italiana Maria Antonietta.

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