(14 dicembre 2015) E’ troppo poco quello che gli storici sanno davvero degli uomini di cui scrivono, delle loro paure e dei loro sogni; sono troppo distanti le loro passioni, le loro voci. Per ridurre la distanza, lo storico Alessandro Vanoli ha issato le vele e, con gli occhi alle stelle, ha viaggiato nel Mediterraneo. Lo ha navigato, costeggiato ed esplorato raccontandoci Atene al tempo di Socrate, Cartagine alla vigilia della terza guerra punica, il porto di Ostia all’apogeo dell’impero romano, Costantinopoli nella gloria bizantina, Genova nel tardo medioevo, poi Venezia, Ancona, Cipro sino a Napoli agli inizi del Novecento e Ravenna ai giorni nostri.
Eroso dalla globalizzazione, dalle politiche di un’Europa sempre più settentrionale, da devastanti scelte finanziarie, da una lotta religiosa cieca e fanatica, poco a poco questo Mediterraneo millenario ha cominciato a spegnersi. E Vanoli con il suo diario intitolato “Quando guidavano le stelle” (Il Mulino) ci aiuta a serbarne la memoria.
Si entra e si esce dalla storia, si raccolgono e si indagano i documenti, si commentano le fonti e le si fa parlare anche nel racconto che Corrado Augias dedica alle “ultime 18 ore di Gesù di Nazareth” (Einaudi).
Il giovane profeta giustiziato su un patibolo romano a Gerusalemme in un anno convenzionalmente datato 33 della nostra èra, qui non viene presentato in forma teologica, ma come personaggio della storia. Nella descrizione di Augias, Gesù non è il predicatore dolciastro, ma il profeta totalmente immerso nella sua missione, invasato da dio e dal tentativo di riformare l’ebraismo. Come in molti lavori di Augias, anche in questo saggismo e capacità narrativa si intrecciano, c’è la passione per il mondo e il talento di raccontarlo. E a ben vedere, quella della Giudea occupata dai romani e della violenza che ne deriva, è anch’essa una storia mediterranea drammaticamente attuale.
