(22 dicembre 2015) In Italia ci sono 368 tra banche di credito cooperativo e casse rurali. Hanno 4.450 sportelli, sono presenti in 2700 comuni, hanno 1 milione e 230 mila soci e 37 mila dipendenti, raccolgono circa 160 miliardi euro e ne impiegano 135. Mantengono vivi 555 Comuni dove non ci sono più banche e spesso neanche l’ufficio postale. Viene da loro quasi un quarto dei crediti concessi in Italia alle imprese artigiane. A Renzi che li accusa di giocare ai piccoli banchieri, i cooperatori del credito, tramite la loro associazione Federcasse, rispondono con queste cifre.
E’ una polemica che un Paese in grave affanno forse potrebbe risparmiarsi.
La Germania trova nelle 1.047 banche Raiffeisen e popolari un prezioso supporto al proprio sistema imprenditoriale, trasferendo in modo efficace le risorse dalle economie in surplus a quelle in deficit. E non pensa affatto di smantellare questo sistema.
Anche in Italia le banche minori si sono ritrovate negli ultimi anni a sostenere buona parte dell’economia reale in contrasto con le politiche degli istituti maggiori. Nel periodo pre-crisi il tasso di crescita dei prestiti alle imprese è stato circa il doppio rispetto alle grandi banche; nel periodo successivo, popolari e cooperative hanno mantenuto il segno più, mentre si registravano valori negativi per i cinque principali gruppi bancari italiani.
Naturalmente incapaci e malfattori possono insediarsi ai vertici di una piccola cooperativa come di una multinazionale. Ma non per questo si devono liquidare le cooperative o le multinazionali.
