(23 dicembre 2015) Il numero di migranti e rifugiati entrati in Europa nel 2015 ha superato quota 1 milione. Oltre 800 mila persone sono arrivate in Grecia dalla Turchia: di queste 450 mila erano in fuga dalla Siria e 190 mila dall’Afghanistan. In Italia gli arrivi sono stati circa 160 mila. Quasi tutti i rifugiati hanno avuto come approdo finale la Germania.
Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, 3700 persone, in fuga da Africa e Medio Oriente, sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.
Queste notizie andrebbero lette insieme ai dati sulle prospettive demografiche dell’Africa divulgati e commentati in questi giorni da Massimo Livi Bacci.
In alcuni paesi come la Nigeria (il paese più popoloso del continente), il Niger, i due Congo, il Mali, la Somalia, il Chad, le donne hanno 6 o più figli, cioè il triplo di quanti occorre metterne al mondo perché la popolazione si mantenga stazionaria. In questi paesi la limitazione volontaria delle nascite è quasi inesistente.
Le Nazioni Unite hanno calcolato che tra il 2015 e il 2050, secondo un’ipotesi che prevede una riduzione del numero dei figli per donna e un aumento della speranza di vita da 58 a 69 anni, la popolazione africana raddoppierebbe da 1 miliardo e 200 milioni a 2 miliardi e mezzo di abitanti. Ma se la natalità restasse la stessa, la popolazione di paesi come la Nigeria potrebbe addirittura triplicare.
Le maglie della catena che sta soffocando l’Africa si chiamano povertà; nutrizione inadeguata e insufficiente; alta incidenza delle patologie; elevata mortalità; riproduttività senza controllo, con i suoi corollari di madri troppo giovani e precaria salute materna e infantile. Ha ragione Livi Bacci: spezzare questa catena dovrebbe essere una priorità della comunità internazionale e dei governi.