“Il governo ha particolarmente insistito sull’importanza delle dimensioni diverse da quella militare nella lotta al terrorismo. Non lo considero un errore e non ho alcuna indulgenza verso interpretazioni sociologiche (del resto alcuni degli attentatori erano tutt’altro che ‘poveri’) ma ne ho ancora meno verso chi tuttora predica l’illusione di risolvere con qualche brillante azione militare la sfida che abbiamo davanti”. Lo scrive il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, in una lettera al Corriere della Sera. Il titolare della Farnesina spiega che “ancora dopo 15 anni, paghiamo le conseguenze di guerre lampo che avrebbero dovuto cancellare la minaccia terroristica. Cancellarla sarà l’impegno di una generazione. Militare, certo. Diplomatico, come in Siria o in Libia. Di informazione. Di cooperazione con i Paesi la cui stabilità è a rischio. E certamente culturale”. Il ministro degli Esteri sottolinea che “la tremenda soggettività del fondamentalismo islamista va sconfitta isolandola ad ogni livello nei paesi islamici e in quelli europei. Sì, anche nelle nostre periferie”.
UNO DEGLI INTERROGATIVI STRATEGICI, secondo Gentiloni, è “come affrontare, in un complesso gioco multilaterale non dominato da una o due superpotenze, la tempesta provocata dal triplo scontro che attraversa diversi paesi dell’area: tra popolazione e regimi, tra sciiti e sunniti, tra maggioranza sunnita e minoranze jihadiste”. “Molti, giustamente, evocano la guerra dei trent’anni – scrive il ministro – Ma quanto è lontana Vestfalia? E le nostre diplomazie sapranno, come l’Italia propone, lavorare per un ‘concerto Mediterraneo’ che promuova misure minime per ristabilire dialogo e fiducia? A questo, in fondo alludono le riunioni recenti su Siria e Libia”. Centrale il ruolo dell’Europa, “ma non di un’Europa che si fa travolgere dai migranti al punto da ripristinare le frontiere – conclude Gentiloni -. Un’Europa della crescita, capace di governare le migrazioni e di farsi sentire nel mondo: se ci rinunciamo saremo tutti più deboli”. (Sip – 6 gen)