ALL’ AMBRA JOVINELLI ALE E FRANZ IN “TANTI LATI – LATITANTI”
Le relazioni umane: ecco il fulcro del nuovo spettacolo teatrale di Alessandro Besentini e Francesco Villa in arte Ale e Franz, in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma dal 14 al 24 gennaio. “Tanti Lati – Latitanti” osserva in modo divertente e scanzonato l’intricata autostrada di emozioni e ragionamenti che siamo in grado di costruirci e costruire, mettendo a fuoco ciò che di comico e folle c’è nell’essere umano. La soluzione? Ridere insieme delle manie, ossessioni e ingenuità che inevitabilmente sono presenti in ognuno di noi. Alessandro Besentini e Francesco Villa diventano Ale e Franz nel 1992. Erano gli anni del CTA (Centro Teatro Attivo) e i due muovevano i primi passi nel mondo dello spettacolo. Da li tutto ebbe inizio. Dopo la tappa romana lo spettacolo andrà in scena in diverse città italiane come Verona, Firenze, La Spezia, Genova, Sassari, Bologna, Napoli.
CATANIA, SEBASTIANO LO MONACO NEI PANNI DI ULISSE
Sebastiano Lo Monaco è Ulisse nello spettacolo di Valerio Massimo Manfredi, “Il mio nome è nessuno – L’Ulisse” (adattamento e drammaturgia testo di Francesco Nicolini). Lo spettacolo debutterà giovedì 15 gennaio e resterà in scena fino a domenica 17 presso il Teatro Metropolitan di Catania . Valerio Massimo Manfredi – scrittore, archeologo, topografo del mondo antico di fama internazionale – ha dedicato due romanzi a Ulisse: il primo racconta le gesta dell’eroe di Itaca dall’infanzia di Odysseo fino alla distruzione di Troia. Il secondo dalla partenza da Ilio dopo la fine tragica e vittoriosa della lunga guerra, fino all’arrivo a Itaca, dieci anni dopo, con la sanguinosa vendetta contro i principi che insidiano Penelope e occupano il suo palazzo. È una materia così intensa, poetica, tragica e intrisa di sangue e dolore che invece di dar segni di invecchiamento, trova nuova linfa, dubbi e vigore nella prosa di Manfredi, che il regista Alessio Pizzech e il drammaturgo Francesco Niccolini (che già hanno lavorato insieme a Sebastiano Lo Monaco nel fortunatissimo “Dopo il silenzio”) hanno trasformato in materia teatrale: un lungo viaggio tra poesia, disperazione ed erotismo per attraversare la vita di un uomo, anche se quest’uomo ama farsi chiamare Nessuno. Questo Ulisse non procede in linea retta: la sua strada è lunga e contorta, riparte dal suo ritorno a Itaca, dal primo incontro con Telemaco suo figlio. È a lui che racconterà – prima della grande vendetta – dieci anni di guerra e dieci di faticosissimo ritorno verso casa: come un reduce di guerra, l’ennesima guerra stupida inutile e aberrante del nostro mondo. Sebastiano Lo Monaco, con tutta la sua maestria e passione, dialoga con i molti fantasmi di questa storia, in particolare le donne e gli eroi che Odysseo ha incontrato sulla sua faticosissima strada. Perché molte sono le donne che ne hanno turbato la vita: Elena per prima, quindi Penelope, e poi Circe, Calypso, Nausicaa, Athena. Così come molti sono gli uomini che mai potrà dimenticare, uomini valorosi e disperati, consapevoli del loro destino di morte: Menelao, Aiace e, su tutti, Achille con l’amato Patroclo. Il risultato sarà una lunga, intensissima narrazione con una voce principe, quella di Sebastiano Lo Monaco, e intorno tutti quei demoni – divinità, mostri, nemici, eroi, vivi e morti, più tutti i ricordi – che ne hanno costellato il viaggio sterminato, descrivendone il destino immortale. Una sinfonia dunque, un canto ricco di poesia, che – pur nel rispetto della tradizione aedica – troverà una forma drammaturgica originale, sorprendente, perché non sarà il furbo Ulisse senza limiti ad apparire allo spettatore, ma un uomo ancora più moderno, sopravvissuto a una guerra dove ha conosciuto la paura e l’orrore, provato da dieci anni di morte e naufragi, mancati ritorni e misteriosi sussurri del desiderio. È evidente che in un contesto del genere, per Sebastiano Lo Monaco, nato a Floridia (Siracusa), è stato come rispondere a un richiamo: cresciuto e formatosi tra classicità ellenica e romana, perdutamente innamorato di Omero e dell’epica classica, si trova nella condizione ideale per affrontare Ulisse e il poema della sua vita, costruendo un grande cunto per il pubblico del teatro e – al tempo stesso – un eccellente strumento di divulgazione e conoscenza per il pubblico giovane e delle scuole superiori.
IAIA FORTE IN “L’ISOLA DI ARTURO” A NAPOLI
“Quando ho letto la prima volta L’Isola Di Arturo ero molto giovane. I personaggi erano così vivi che mi sembrava di averli accanto, di sentire il loro calore nella stanza in cui leggevo. Quando in età adulta, già innamorata della Morante, ho deciso di rileggerlo, ho compreso cose che da piccola non riuscivo a capire, ma ho sentito che la memoria ‘fantastica’ della prima lettura era rimasta intatta, e che questo libro, per me, avrebbe incarnato per sempre l’adolescenza. Procida, nel romanzo, è come l’anima di Arturo, un luogo incantato e innocente, che verrà abbandonato dal protagonista nell’età in cui si abbandona la propria infanzia. L’Isola e Arturo sono quindi lo stesso corpo, selvatico e denso, sono l’infanzia e l’innocenza, e il romanzo racconta magnificamente quel ‘rito di passaggio’ da un età all’altra così traumatico per tutti noi. Ho deciso di lavorare su questo romanzo per il piacere di comunicare una lingua così bella, e per passare del tempo in compagnia di ‘Quell’isola’, di quel tempo perduto, che è per tutti noi, il nutrimento più vitale dell’immaginazione”. Parole di Iaia Forte che debutterà in “L’isola di Arturo” di Elsa Morante al Teatro Nuovo di Napoli (sala Assoli) sabato 9 gennaio. Iaia Forte è nata a Napoli, diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha debuttato in teatro con Toni Servillo, ed ha collaborato a lungo con il gruppo “Teatri Uniti”. Sempre in teatro ha lavorato con Leo De Bernardinis, Mario Martone, Carlo Cecchi, Federico Tiezzi, Valerio Binasco,Emma Dante,Alfonso Santagata, Luca Ronconi partecipando a spettacoli tra i più premiati dalla critica degli ultimi anni. Ha vinto il premio della critica come migliore attrice per “ Il Misantropo” con la regia di Toni Servillo. Ha esordito sul grande schermo con “Libera” di Pappi Corsicato, con cui ha interpretato anche “I buchi neri”, “I Vesuviani” e “Chimera”,”Il volto di un’altra”. Sempre al cinema ha lavorato con M.Nichetti, M. Ferreri, T. De Bernardi, M Martone, R. De Maria M. Risi, Peter Greneeway ottenendo due Nastri d’Argento, un Globo D’oro, un Ciak d’oro e un premio Sacher come miglior attrice protagonista. Attualmente è impegnate nelle riprese del nuovo film di Paolo Sorrentino. L’ elaborazione drammaturgica è di Iaia Forte e Carlotta Corradi.
A ROMA “PROCESSO, MORTE E SANTIFICAZIONE DI UN PULCINELLA”
Si chiama “Processo, morte e santificazione di un Pulcinella che non voleva portare la maschera” lo spettacolo di Davide Sacco con Donatella Barbagallo, Giulio Cancelli, Stefano Chiliberti, Chiara Della Rossa, Stefano Flamia, Giuseppe Abramo, Bruno Monico e Valeria Palma con la regia di Donatella Barbagallo che andrà in scena al Teatro Ambra alla Garbatella, a Roma, (Piazza Giovanni da Triora 15) lunedì 18, martedì 19, mercoledì 20 gennaio alle 21. Cosa accadrebbe se Pulcinella si stancasse di portare la maschera? Ovviamente sarebbe processato. Il contraddittorio inizia e nell’aula di un folle tribunale si alternano personaggi iconici della commedia dell’arte, stereotipi del teatro contemporaneo e molti altri. Otto giovani attori interpreti di caricature grottesche e ridicole, giochi di parole, doppi sensi, il linguaggio del corpo e la farsa, si parte dalla commedia e si sconfina nel melodramma. Pulcinella è tutti e nessuno: sciocco, saltimbanco, servo e padrone, innamorato, malinconico, schiavo di se stesso e della sua umanità. Si gioca con il ritmo, la poesia, i volti e le maschere. L’obiettivo è far ridere, commuovere, riflettere e alla fine, forse, niente è davvero come sembra. “Lo spettacolo – scrive la regista Donatella Barbagallo – è un viaggio all’interno di un mondo sintetizzato dalla musica, dal ritmo e dalle parole. La maschera del titolo non è semplicemente la maschera da intendere come mascheramento, camuffamento, camouflage o come mera attività performativa, la maschera siamo noi. L’idea che perseguo nello spettacolo è quella di rivelare ‘pezzi’ di se stessi utilizzando anche la metafora circense”.
GINO RIVIECCIO DEBUTTA AL SANNAZARO DI NAPOLI
Debutterà il 5 febbraio al Teatro Sannazaro di Napoli, lo spettacolo di Gino Rivieccio “Io e Napoli”, in cui l’attore ripercorre la sua storia umana ed artistica attraverso quel legame viscerale e particolare che ha con la sua amata città. Con la regia di Giancarlo Drillo, il recital è stato scritto dal protagonista Gino Rivieccio e da Gustavo Verde e celebra il capoluogo partenopeo tra ironia e riflessione, non limitando allo stesso tempo i toni di denuncia. “Io e Napoli” è un piacevole viaggio tra monologhi, personaggi, tradizioni, aneddoti e canzoni magistralmente interpretate da una delle più belle voci del panorama musicale napoletano, Fiorenza Calogero, diretta al piano dal maestro Antonello Cascone. A impreziosire la scena, per tutta la durata dello spettacolo, una scultura del Maestro Lello Esposito. Alla fine della serata, l’intento di Rivieccio apparirà chiaro: provare a cambiare, con il suo messaggio, una realtà che offusca lo splendore di una delle città e delle regioni più belle del mondo. “Non esiste al mondo una città più bella di Napoli – racconta Gino Rivieccio – Sospetto però che, a scuola, il giudizio sulla città di un’ipotetica insegnante sarebbe: “E’ intelligente ma svogliata, potrebbe fare di più: insomma non si applica!“. Ecco, abbiamo ancora un secondo quadrimestre per recuperare e dimostrare che meritiamo di essere promossi a pieni voti. Bisogna solo avere pazienza, che per noi napoletani è una cultura di cui abbiamo il ministero: naturalmente senza portafogli!”. Gino Rivieccio è un autore e attore napoletano che debutta nel mondo dello spettacolo come professionista nel 1979, entrando a far parte della compagnia del Teatro Stabile Sannazzaro di Napoli al fianco di Nino Taranto, Luisa Conte e Pietro De Vico. Con la vittoria al Festival del Cabaret di Loano si propone sulla scena nazionale partecipando accanto a Paolo Villaggio e Carmen Russo al programma “Un Fantastico Tragico Venerdì”, in onda su Rete 4, e conducendo un Tg satirico nella trasmissione “Studio 5” condotta da Marco Columbro, in onda su Canale 5. Dall’87 all’89 conduce “Cantando Cantando”, un programma del mattino su Canale 5, a cui partecipano Little Tony, Bobby Solo e Rosanna Fratello e, durante i mesi estivi, Marino Bartoletti gli affida uno spazio comico nella trasmissione su Italia 1 “Calcio d’Estate”. L’anno successivo, sempre su Canale 5, conduce insieme a Lino Toffolo il gioco a premi “Casa mia”. Nel 1991 passa alla RAI, dove è protagonista di “Sereno Variabile”, mentre l’anno successivo presenta con Mara Venier e Fiorello “Il Cantagiro” su Rai 2. Da allora, tante ospitate televisive ma soprattutto tantissimo teatro da protagonista, a cominciare dal 1993, quando Dino Verde lo sceglie come mattatore della riedizione dello storico “Scanzonatissimo”. L’anno dopo, con Nino Marino, firma “Bentornata Passerella”, un fastoso spettacolo, per la regia di Marco Parodi, in cui divide la scena con Pamela Prati. Tra i titoli più significativi degli ultimi anni ricordiamo: “Si prega lasciare l’armadio entro le ore 12.00”, remake del celebre testo di Feydeau “L’albergo del libero scambio”, “Per un’Italia migliore”, uno spettacolo di satira politica firmato da Dino e Gustavo Verde, e “Di più non dico”, una commedia brillante che affronta i temi scottanti della globalizzazione e del rapporto col mondo islamico. Tra gli altri spettacoli anche l’“Anfitrione” di Plauto, “Mettetevi comodi”, “Sarto per signora“ e “Non complichiamoci la vita”. Al compimento dei suoi 30 anni di carriera, Gino Rivieccio propone per la prima volta un cofanetto che raccoglie il meglio del suo repertorio da monologhista televisivo e teatrale. Nel 2011, al fianco di Corinne Clery, porta in scena “Il padre della sposa “, per la regia di Marco Parodi e le musiche di Peppino di Capri. Nel 2014 è protagonista di un divertente lavoro scritto da Stefano Sarcinelli e Peppe Quintale, “Ti presento mio fratello”, mentre nel 2015 Gino Rivieccio è guest per diverse puntate della soap televisiva “Un posto al sole“ nel ruolo di Virgilio Sgambati. Negli ultimi mesi, i video in cui l’attore imita l’allenatore Maurizio Sarri stanno spopolando in rete.
