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Impressionisti
Tête-à-tête
nella capitale

it@withub.it by it@withub.it
15 Gennaio 2016
in Archivio speciali - Mostre
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ROMA: CAPOLAVORI IMPRESSIONISTI

Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot: questi, tra i tanti, gli artisti presenti al Complesso del Vittoriano di Roma, fino al 7 febbraio, per la mostra “Impressionisti. Tête-à-tête” nell’ambito dell’importante rapporto con il Musée d’Orsay di Parigi. Una rassegna di oltre sessanta opere, tra cui anche dieci sculture, che prende in esame i sessant’anni di pittura francese (1860-1919) in cui nacque, si sviluppò e si affermò la pittura impressionista, e i suoi esiti finali, il postimpressionismo. E’ possibile ammirare gli artisti riuniti intorno a Manet ritratti nell’Atelier di Bazille, ma anche la Berthe Morisot immortalata nel celebre Balcon di Manet e la giovane sconosciuta di Montmartre colta nell’istantaneità di una conversazione dell’Altalena di Renoir.

 

ROMA: ATCHUGARRY AI MERCATI DI TRAIANO

Fino al 7 febbraio il Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano di Roma ospita la mostra “Pablo Atchugarry. Città Eterna, eterni marmi”, un’importante retrospettiva dedicata allo scultore uruguayano che presenta quaranta opere, di cui dieci monumentali ed esposte all’aperto, scaturite nella quasi totalità da quel marmo di Carrara che ha fornito indispensabile alimento agli irripetibili capolavori della classicità e del Rinascimento custoditi nell’Urbe. Il titolo della mostra, “Città Eterna, eterni marmi”, è un evidente richiamo a quell’uso dello statuario di Carrara che dalla Roma dei Cesari tocca il Rinascimento michelangiolesco e si sofferma sul Barocco del Bernini per approdare ai nostri giorni. Ad ammirare le opere monumentali, che nella circostanza sono state collocate all’esterno, si comprende come quel percorso avviato più di duemila anni fa conosca qui la sua logica conclusione. A corollario sono state inoltre collocate altrettante sculture dalle dimensioni leggermente più contenute. Infine, le stanze situate sui quattro livelli del complesso architettonico sono occupate da piccole composizioni concepite sempre in marmo di Carrara e in quel bronzo dipinto recentemente utilizzato con successo dall’artista uruguayano. 

 

VENEZIA: UN ULISSE HI-TECH

L’artista giapponese Makoto, invitato a dialogare con una celebre statua romana di Ulisse del II sec. d.C., presenta – fino al 31 gennaio al Museo Archeologico Nazionale di Venezia – Ulisse II, scultura dalle grandi dimensioni realizzata con gesso e carta giapponese. La statua romana dell’Ulisse (proveniente dalla Collezione Domenico Grimani, 1523) è stata riprodotta in digitale dall’azienda high-tech del Triveneto Virtualgeo tramite scansione e modellazione 3D. Inoltre – grazie ad ECH (Edutainment for Cultural Heritage), la piattaforma di divulgazione scientifica prodotta da Virtualgeo accessibile da totem touch-screen – i visitatori possono approfondire la storia dei suoi restauri e creare poster e book personalizzati da condividere online con la statua, da esplorare semplicemente toccando lo schermo, combinata con uno dei circa cento sfondi di Piazza San Marco e delle sale del Museo disponibili oppure con un selfie. Inoltre anche l’Ulisse II di Makoto – acquisito grazie alle tecnologie avanzate messe a punto da Virtualgeo – entra anch’esso nella postazione ECH e viene anche ‘esibito’ in rete. Una sezione dedicata del sito www.virtualgeo.eu espone le statue 3D anche per chi non ha la possibilità di recarsi a Venezia.

 

MILANO: GRANDI “CLICK” SULL’ITALIA 

Il primo fu Henri Cartier-Bresson. A lui, indiscusso maestro, e al suo lavoro sull’Italia, è affidato il cuore della mostra “Henri Cartier-Bresson e gli altri”, fino al 7 febbraio, a Milano, al Palazzo della Ragione, che racconta come i grandi fotografi internazionali hanno visto l’Italia in un arco di tempo di quasi ottant’anni, a partire dagli anni Trenta. Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo della Ragione, con Civita, Contrasto e GAmm Giunti, la rassegna chiude il percorso dedicato all’Italia voluto nell’anno di Expo 2015 e iniziato lo scorzo marzo, con la mostra dedicata ai fotografi italiani. In mostra, tra le altre, foto dal reportage di Robert Capa al seguito delle truppe americane durante la Campagna d’Italia del 1943. E ancora David Seymour, Herbert List, William Klein, Sebastião Salgado (con gli ultimi pescatori di tonni in Sicilia.),  Claude Nori, Helmut Newton che in “72 ore a Roma” ricrea una passeggiata notturna nel centro monumentale della città, Gregory Crewdson che riscopre la fotografia in bianco e nero per interpretare Cinecittà, Irene Kung, Paul Strand (con la Luzzara di Cesare Zavattini nel 1953), Abelardo Morell (con le sperimentazioni del suo foro stenopeico), Thomas Struth e Joan Fontcuberta (che si dedica ai gabinetti delle curiosità dei Musei scientifici di Bologna e di Reggio Emilia), Art Kane, che progetta immagini-sandwich dedicate alla salvezza di Venezia, Michael Ackerman, Joel Meyerowitz, Maggie Barret, Steve McCurry, Martin Parr, Nobuyoshi Araki, Sophie Zénon, Elina Brotherus.

 

MILANO: I TRE “BACI” DI HAYEZ

Circa 120 opere ripercorrono la storia creativa di Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882), fino al 21 febbraio, alle Gallerie d’Italia a Milano. In collaborazione con l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, di Milano, e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il percorso espositivo segue una successione cronologica, che rievoca insieme la vita e il percorso creativo del grande pittore, massimo esponente del romanticismo storico: dagli anni della formazione tra Venezia e Roma, ancora nell’ambito del Neoclassicismo, sino all’affermazione, a Milano, come protagonista del movimento Romantico e del Risorgimento accanto a Verdi e Manzoni, con i quali ha contribuito all’unità culturale dell’Italia. La sequenza di opere, tra cui capolavori più noti accanto ad altri presentati al pubblico per la prima volta – inedito l’accostamento delle tre versioni del Bacio, rivela la grandezza di Hayez nel padroneggiare generi diversi come la pittura storica e il ritratto, la mitologia, la pittura sacra e un ambito allora di gran moda come l’orientalismo, sino a giungere alle composizioni dove trionfa il nudo femminile, declinato in una potente sensualità che lo rende unico nel panorama del Romanticismo italiano e europeo.

 

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