L’ Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), il Fondo per la Popolazione dell’ ONU (UNFPA) e la Commissione per le Donne Rifugiate (WRC) esprimono forte preoccupazione per i gravi rischi in cui incorrono le donne rifugiate e migranti che sono in transito in Europa. A causa delle rigide temperature invernali, questo mese meno persone si metteranno in viaggio via mare rispetto al mese scorso. Tuttavia, in media sono ancora 2.000 le persone che arrivano ogni giorno in Europa. Con i governi che impongono restrizioni e rafforzano i controlli ai confini, le strutture di accoglienza e di transito potrebbero diventare sovraffollate e ulteriormente pericolose, aumentando i rischi per donne e bambine. Rifugiati e migranti potrebbero anche decidere, spinti dalla disperazione, di ricorrere a rotte più pericolose, nelle mani dei trafficanti. Alla data del 15 gennaio 2016, poco più del 55% delle persone arrivate sono donne e bambini, in confronto al 27% nel giugno 2015. “Lungo le rotte del Mediterraneo orientale e dei Balcani occidentali la risposta umanitaria – si legge in una nota – si è posta come obiettivo prioritario quello di introdurre in tutte le attività umanitarie misure di prevenzione di violenza sessuali e di genere. La capacità di prevenire, identificare e rispondere adeguatamente, dipende, però, principalmente dai singoli Stati e dalle agenzie dell’ Unione Europea, che devono assumersi queste responsabilità e adottare i provvedimenti necessari.
A novembre 2015, UNHCR, UNFPA e WRC hanno condotto in maniera congiunta una valutazione sul campo rispetto ai possibili rischi a cui sono esposte donne e ragazze rifugiate e migranti in Grecia e nell’ ex Repubblica Jugoslava di Macedonia. Come emerso dal Rapporto che ne è seguito, “le donne che viaggiano sole o con bambini, le donne incinte, quelle che allattano, le ragazze adolescenti, le bambine non accompagnate, le bambine vittime di matrimoni precoci – loro stesse in alcuni casi già con bambini appena nati – le persone con disabilità, e donne e uomini anziani, sono tra le persone maggiormente a rischio e richiedono risposte di protezione coordinate e adeguate.” Questo progetto comune è stato il primo tra tante missioni ed esercizi di individuazione dei profili e dei bisogni che agenzie umanitarie e di advocacy stanno conducendo sul campo per valutare accuratamente i problemi presenti, e raccomandare azioni chiave per affrontarli. Molte donne e bambine rifugiate e migranti sono già state esposte a varie forme di violenza sessuale e di genere nei loro paesi di origine, nei paesi di primo asilo o durante il viaggio verso l’ Europa o in Europa stessa. Alcune tra le donne intervistate hanno raccontato di essere state obbligate a prostituirsi per “pagare” i documenti di viaggio o il viaggio stesso. Alcune donne e ragazze erano pur di non dover posticipare il loro viaggio e quello delle loro famiglie, si rifiutano di denunciare le violenze subite o di chiedere assistenza medica.
(21 gen – pap)