(26 gennaio 2016) “Per capire come vanno le cose del mondo bisogna morire almeno una volta nella vita ed è meglio che succeda da giovani”. E’ una citazione del film “Il Giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani del 1962. A pronunciarla è il padre di Giorgio interpretato da Romolo Valli. Giorgio (Lino Capolicchio) e Micol Finzi-Contini (Dominique Sanda) sono i protagonisti della pellicola del 1970 a cui è andata l’orso d’oro a Berlino nel 1971 e l’Oscar come miglior film straniero nel 1972. Siamo a Ferrara (1938-1943). Gli orrori delle persecuzioni fasciste e l’emanazione delle leggi razziali, la crudeltà della storia, l’incanto della giovinezza e il sogno si intrecciano nelle vicende dei Finzi Contini, una ricca famiglia di ebrei italiani dell’alta borghesia di Ferrara. Le Leggi in difesa della razza sono operative e gli ebrei debbono condurre una vita separata rispetto agli altri italiani. Giorgio è sin dalla preadolescenza amico della bella Micòl Finzi Contini. Li separa la classe sociale ma li unisce l’immenso parco della villa in cui spesso ci si ritrova tra amici a giocare a tennis. E’ lì che Giorgio comincia a provare un sentimento diverso dall’amicizia per la ragazza che però non vi corrisponde. Intanto scoppia la guerra e la situazione degli israeliti si fa di giorno in giorno più precaria. E’ con questo film che il 27 gennaio, l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona ricorda la Giornata della Memoria. L’appuntamento con la proiezione del film è alle 19 preso la sede dell’Iic.