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C’è del marcio
in Danimarca

it@withub.it by it@withub.it
28 Gennaio 2016
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(28 gennaio 2016) Mettiamo pure che il principio di far pagare il welfare a chi ne usufruisce, cosa che normalmente avviene grazie alle tasse, debba valere anche per i migranti, che le tasse ancora non le pagano.

Dimentichiamoci per un attimo anche che gli immigrati, quando invece lavorano, versano alla previdenza e all’assistenza pubbliche molto più di quanto ricevano. Almeno in Italia. Mettiamo insomma da parte giudizi, pregiudizi e dati di fatto, e proviamo a immaginare cosa troveranno i doganieri danesi, quando potranno finalmente perquisire gli zaini e i sacchetti che chi fugge da guerra e miseria porta con sé.

Il voto parlamentare con cui la Danimarca ha autorizzato il sequestro ai richiedenti asilo di beni e denaro che superino i 1300 euro, fa immaginare che a Copenaghen qualcuno pensi davvero di poter in questo modo finanziare, almeno in parte, le spese d’accoglienza.

Ma difficilmente potrà accadere. Non esiste un inventario dei patrimoni che i migranti portano con sé quando fuggono a bordo dei barconi o nascosti nei tir. Esistono però numerose inchieste e ricerche.

L’ultima è quella dell’International Rescue Committee, che ha chiesto ad alcuni profughi – una madre, un bambino, un ragazzo, un farmacista, un artista e una famiglia – di mostrare cosa si erano portati dalle loro case.

Sono stati così fotografati un assortimento di medicinali, alcune bottiglie di acqua sterilizzata, barattoli di cibo per bambini, una piccola fornitura di pannolini, una confezione di antidolorifici, crema protettiva, dentifricio, bende per graffi e morsi di insetti, diversi flaconi di shampoo, pettini, carte sim per Afghanistan, Siria, Iran e Turchia, un rosario, qualche orologio, e naturalmente magliette, pantaloni e smartphone. Custoditi in un sacchetto impermeabile, anche 100 dollari e 130 lire turche. Questi sono i beni di chi scappa e questo è ciò che si trova di solito sulle spiagge insieme ai corpi dei naufraghi.

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