Doveva essere una giornata tutto sommato interlocutoria, al Senato, per il ddl sulle unioni civili. Ma tutto sommato, nonostante l’inizio delle votazioni sugli emendamenti fosse stato rinviato ormai alla prossima settimana, anche la seduta mattutina dedicata alla semplice illustrazione degli stessi non ha mancato di destare polemiche e tensioni. Le opposizioni si sono scatenate sull’interpretazione di quanto stabilito ieri dalla Conferenza dei Capigruppo: la Lega e Conservatori e Riformisti hanno chiesto di conoscere gli emendamenti non ammissibili prima di procedere all’illustrazione (“è assurdo illustrare gli emendamenti senza neppure conoscere quali emendamenti siano ammissibili, è opportuno saperlo prima, altrimenti l’illustrazione si trasforma in discussione generale” spiega Raffaele Volpi) mentre il capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani, ha ricordato che gli emendamenti vanno esaminati articolo per articolo (e anche per Cinzia Bonfrisco, CoR, “come si possono illustrare gli emendamenti all’art.5 se non si sa come si è votato a quelli dell’art.1 che rischiano di cambiare radicalmente sugli altri articoli?”). Considerando che l’unico precedente di una discussione unica degli emendamenti riguarda un caso eccezionale, ossia gli ottantacinque milioni di proposte di modifica presentate in seconda lettura sulla riforma costituzionale, secondo Mario Mauro (Gal) l’illustrazione di tutti gli emendamenti al ddl sarebbe un’operazione di regime “che genera un precedente che uccide la discussione degli emendamenti nel merito, stravolgendo il senso stesso del parlamentarismo”.
CASO GIOVANARDI. E così via, senza contare “l’incidente” occorso a Carlo Giovanardi, senza dubbio uno dei senatori maggiormente nel mirino della associazioni Lgbt, disturbato e provocato da alcuni ospiti sulle tribune dell’aula di Palazzo Madama, appartenenti probabilmente “alla comunità Lgbt. Ce n’era uno – dirà il senatore di Idea ricostruendo l’accaduto coi cronisti – che ogni volta che mi avvicinavo al mio banco mi faceva boccacce, mi mostrava una collana. Poi ne è arrivato un altro e si sono baciati, io ho solo fatto notare che sono ospiti e che siamo nell’aula del Senato, queste provocazioni non si possono fare, neanche tra uomo e donna, tanto è vero che è intervenuto un commesso per dividerli. Ma sette o otto senatori Pd si sono pure messi a protestare contro di me, a urlarmi contro”. Nella maggioranza, sbotta Luigi Zanda, capogruppo del Pd, secondo cui “è talmente evidente che c’è un pezzo del Senato che non vuole il ddl sulle unioni civili e sta facendo tutto quello che può perché il non venga approvato. Il Pd, invece, vuole la legge. Dopo 9 mesi di ostruzionismo in commissione, abbiamo il dovere di regolare il dibattito. Abbiamo avuto una lunghissima discussione generale, non sono stati posti termini per il voto finale e l’accordo valeva perché nessuno prevedeva tattiche ostruzionistiche. Invece si sta parlando solo di cavilli e non è questo il clima per cui tutti quanti ci siamo reciprocamente impegnati, evidentemente alcuni erano più sinceri degli altri”. (PO / Sis – 11 feb)