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La biografia di Mino
Reitano: “Quando
dissi no a Sinatra”

it@withub.it by it@withub.it
19 Febbraio 2016
in Archivio speciali - Libri
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MINO REITANO, “QUANDO DISSI NO A SINATRA”

“Nel 1975 ‘The Voice’ continuava a complimentarsi con Mino, riconobbe la sua voce come una delle più belle che avesse mai sentito. Sinatra lo voleva in America, ma, Mino scelse di rimanere in Italia perché per lui le radici erano più importanti di qualsiasi successo”. Questa la testimonianza del fratello Nino, che assieme a molti altri aneddoti e storie è contenuta in “Resta Qui – L’Italia di Mino Reitano”, la prima biografia dedicata al cantante calabrese pubblicata da Dino Vitola Editore e firmata da Davide Beltrano. La storia dell’artista scomparso prematuramente nel 2009, il suo riconoscimento postumo e le memorie dei familiari disegnano un personaggio molto più attuale di quanto si possa immaginare. Un ritratto che svela aspetti privati e spesso rimasti nell’ombra come la “Laurea honoris causa in Sociologia” conferitagli dall’Università “Pro Deo” di New York oppure il clamoroso successo del brano “Cha cha cha”, che in Giappone ha spodestato addirittura Michael Jackson e Madonna. Nelle 144 pagine molto spazio anche al suo noto amore per la terra calabrese, la vasta conoscenza musicale derivata dalla formazione classica, il fervente valore cattolico e il tema della migrazione vissuto in prima persona a inizi Anni ’60. La pubblicazione è impreziosita da un’ampia sezione fotografica e da un cd allegato con una composizione inedita interpretata dalla figlia Grazia e dedicata al padre.

 

“SCHIAVI”, UNA STORIA MEDITERRANEA

Fra il Rinascimento e l’età napoleonica, in Europa e nei paesi mediterranei la schiavitù ha riguardato sei-sette milioni di persone: neri africani, turchi, arabi, italiani, spagnoli, portoghesi, francesi, ma anche greci, ebrei, slavi, magiari, e persino ucraini, moscoviti, tedeschi, inglesi, olandesi, scandinavi. Attingendo a una ricchissima documentazione, “Schiavi. Una storia mediterranea (XVI-XIX secolo)” di Salvatore Bono (Il Mulino) narra la loro storia, dagli scontri e dalle catture per mare e per terra alla presenza di schiavi e schiave nella vita domestica e in quella pubblica, in Europa come sull’altra sponda del Mediterraneo: costretti al remo o ad altre fatiche sulle navi, sfruttati in cantieri e miniere, ma anche impegnati in proprio come barbieri, sarti, gestori di botteghe; oppure, in un rapporto che non escludeva l’affetto, servitori, governanti, concubine. Una storia in larga parte dimenticata che queste pagine riportano con efficacia in vita sotto gli occhi del lettore. Salvatore Bono è professore emerito dell’Università di Perugia, dove ha insegnato storia del Mediterraneo. Fra i suoi numerosi libri: “Corsari nel Mediterraneo” (Mondadori, 1993), “Schiavi musulmani nell’Italia moderna” (Esi, 1999), “Un altro Mediterraneo” (Salerno Editrice, 2008).


“PROMETEO GENETISTA” DI CLAUDE CALAME

“Tutte le arti ai mortali vengono da Prometeo”. Nella lettura classica Prometeo è l’eroe culturale che fa accedere i mortali alle arti tecniche, ma anche colui che permette agli umani di leggere il mondo fornendoli degli strumenti della decifrazione dei segni. È colui che quindi permette agli uomini di “farsi” tali, di ricrearsi in qualche modo, uscendo dallo stato ferino. Il mito che rappresenta la scienza, e insieme la superbia umana che supera i limiti, non solo strappando agli dei la creazione ma anche contrastando i capricci del Caso. In parallelo, se pur a distanza di millenni, scienze della vita e biotecnologie, l’ingegneria che permette la manipolazione del codice genetico, presentano caratteri che a quel racconto rimandano. Di nuovo, attraverso una semiotica (il DNA è tradizionalmente inteso appunto come un codice), all’uomo è dato di crearsi da solo: un’“antropopoiesi”, un’autocreazione che consentirebbe alla scienza umana di sostituirsi anche alle leggi deterministiche del caso. Questi i temi di “Prometeo genetista. Profitti delle tecniche e metafore della scienza”, libro di Claude Calame pubblicato in edizione italiana da Sellerio (a cura di Franco Giorgianni, traduzione dal francese di Nicola Cusumano, Franco Giorgianni, con un saggio di Mauro Capocci).“Dal punto di vista scientifico – scrive l’autore – si potrebbe verosimilmente ammettere che l’uomo prenda il posto di Prometeo, ossia quello di Zeus. Ci si può domandare se l’uomo sia in grado, se non in diritto di sostituirsi alla potenza del caso che, nella tragedia greca, agisce spesso sotto la forma della tyche, della sorte, buona o cattiva”. Sono due rappresentazioni culturali che lontane nel tempo sembrano tornare a incontrarsi. Il Prometeo di Eschilo Esiodo e Platone, e il Prometeo, per così dire, genetista, oggi possono essere messi a confronto, tra filologia, antropologia e scienza, per illuminare rispettivamente le proprie implicazioni metaforiche, epistemologiche, ed anche etiche, cioè a dire le visioni dei limiti che gli uomini pongono all’umano. Claude Calame, già professore di Lingua e letteratura greca nelle Università di Losanna, Urbino e Yale, è attualmente directeur d’études all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. È internazionalmente noto per i suoi studi, tradotti in italiano, su Alcmane (Roma 1977 e 1984), l’eros nella Grecia antica (L’amore in Grecia, Roma 1984;I Greci e l’eros, Roma 1992), le forme del racconto poetico (Il racconto in Grecia, Roma 1988) e le poetiche del mito (Poetiche dei miti nella Grecia antica, Lecce 2011). Ha condotto ricerche antropologiche sul campo nella regione del Sepik in Papua Nuova Guinea. Alpinista per passione, la sua ultima monografia, in chiave ecologica e ambientalista, è intitolata Avenir de la planète et urgence climatique. Au-delà de l’opposition nature/culture, Fécamp 2015.

 


STORIA DEL PINGUINO CHE TORNO’ A NUOTARE

È quasi sera nella baia di Punta del Este, in Uruguay. Si sente solo il rumore delle onde che si abbattono lievi sulla battigia e lo stridere dei gabbiani. Per Tom, professore d’inglese, è l’ultimo giorno di vacanza, prima di tornare a Buenos Aires, dove insegna. Improvvisamente sulla spiaggia scorge una colonia di pinguini coperti di petrolio, ormai senza vita. Ma in lontananza c’è qualcosa che ancora si muove. Il professore si avvicina e si accorge che un pinguino, uno solo tra centinaia, è sopravvissuto. I suoi occhi chiedono aiuto. Anche se è in fin di vita, Tom decide di provare a salvarlo in tutti i modi. Corre a casa e, con delicatezza, riesce a pulirlo. Il pinguino si salva, e grazie alle cure si riprende. Ma quando Tom tenta di riportarlo al mare, nel suo ambiente naturale, il pinguino non vuole entrare in acqua e inizia a seguirlo. Il professore non può resistere a quelle buffe zampette e a quel becco socchiuso e lo porta a Buenos Aires con sé. Questo è l’inizio della grande amicizia fra Tom e Juan Salvador il pinguino, raccontata in “Storia del pinguino che tornò a nuotare” di Michell Tom (Garzanti, traduzione dall’inglese di Elisabetta Valdrè). Un’amicizia fatta di corse su una vecchia motocicletta solo per vedere il mare, cene a base di pesce crudo e partite della squadra di rugby della scuola in cui il professore insegna e di cui Juan Salvador diventa la mascotte. Perché Juan Salvador è un pinguino speciale e cambia la vita di tutti quelli che lo conoscono, soprattutto quella di un ragazzo che ha troppa paura dell’acqua. Insieme a lui, forse, anche il pinguino troverà di nuovo il coraggio di tornare a nuotare. Tom Michell ha deciso di narrare per la sua famiglia la storia della sua amicizia con Juan Salvador, e l’ha stampata in proprio. Non immaginava certo che sarebbe diventata uno dei più importanti casi editoriali dell’anno. Ora pubblicato dalla casa editrice Penguin, “La storia del pinguino che tornò a nuotare” è stato venduto in 20 paesi del mondo.

 

ROTTA DI COLLISIONE EURO VS WELFARE DI MAURIZIO FERRERA

La Ue sta indebolendo lo stato sociale dei suoi Paesi membri? Perché è così difficile far convivere solidarietà nazionale e integrazione economica europea? Sono interrogativi dettati dalle scelte fatte negli ultimi anni dalle autorità sovranazionali dell’Unione, che hanno colpito soprattutto i giovani e le fasce vulnerabili della popolazione, e a cui tenta di dare una risposta “Rotta di collisione. Euro contro welfare?” di Maurizio Ferrera, edito da Laterza. La riconciliazione tra welfare ed Europa non è una missione impossibile. Essa richiede però un ambizioso lavoro intellettuale e politico. Occorre elaborare un modello di Unione che consenta alla democrazia e al welfare di funzionare anche in un’economia integrata. E intorno a questo modello bisogna costruire il necessario consenso, fra paesi e fra cittadini. Ferrera formula proposte concrete per muovere in questa direzione e sollecita le élites nazionali e le autorità di Bruxelles a impegnarsi in un serio investimento politico per rafforzare la Ue e accrescere la sua capacità di garantire protezione sociale e sicurezza esterna. Solo così il progetto europeo potrà produrre benefici diffusi ed equamente distribuiti e dunque riconquistare la legittimità perduta. Maurizio Ferrera, professore ordinario di Scienza politica nell’Università Statale di Milano, è tra i maggiori esperti europei di welfare. Scrive per il Corriere della Sera e ha partecipato a commissioni di lavoro del governo italiano, dell’Unione europea, dell’Ocse e dell’Ilo. Nel 2013 ha ricevuto un Advanced Grant dal prestigioso European Research Council per un progetto di ricerca dal titolo “Reconciling Economic and Social Europe” (REScEU). Ha pubblicato con Il Mulino, Mondadori, Oxford UP e Routledge. L’ultimo suo libro è Alle radici del welfare all’italiana (con V. Fargion e M. Jessoula, Marsilio 2012).

 

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