Una cerimonia laica al Castello Sforzesco, come era nella volontà dello stesso intellettuale. Un addio all’insegna della sobrietà quello che Milano – sua città d’adozione – ha tributato a Umberto Eco. Ad assistere alla cerimonia, nel cortile della Rocchetta, rappresentanti delle istituzioni, intellettuali, personaggi della cultura e dello spettacolo, semplici cittadini. La bara è uscita dalla casa del professore, non lontano dal Castello, accolta da un lungo applauso: una volta raggiunto il luogo della cerimonia, gli è stata posta accanto la toga dell’Alma Mater dell’università di Bologna, ateneo dove Eco ha vissuto oltre un quarantennio di carriera universitaria (presenti alla cerimonia il rettore Francesco Ubertini e il suo predecessore Ivano Dionigi). Dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, una corona portata dai corazzieri e un telegramma alla famiglia.
A RAPPRESENTARE IL GOVERNO (oltre alla corona inviata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi) il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e dell’Istruzione Stefania Giannini; presenti tanti rappresentanti del mondo della cultura, da Roberto Benigni a Moni Ovadia, nonché i vertici della Rai, con la presidente Monica Maggioni e il dg Antonio Campo Dall’Orto. Umberto Eco “andava guardato come si guarda un quadro o un paesaggio. Si capiva e si vedeva che in quei silenzi consultava la sconfinata biblioteca che era dentro di sé” ha detto il ministro Franceschini ricordando il semiologo, mentre secondo la collega dell’Istruzione Giannini “Eco è il simbolo di quel classicismo innovatore di cui c’è tanto bisogno e di cui il ostro Paese è portatore nel mondo. Abbiamo perso un maestro ma non abbiamo perso la sua lezione”.
GLI INTERVENTI – “Grazie per essere stato l’interprete dell’anima di questa città” è stato l’intervento del sindaco di Milano Giuliano Pisapia; diversi i primi cittadini presenti, tra i quali quello di Torino Piero Fassino e di Alessandria (città natale di Eco) Maria Rita Rossa. “Peccato che non ci sia più, perché di persone come lui ce n’è più bisogno sulla terra. Nel cielo ce n’è sempre tante di belle persone, qua ne rimangono sempre poche” sono state le parole di Benigni, intervistato da Repubblica Tv. Moni Ovadia, con la “benedizione di un credente a un non credente”, ha chiuso gli interventi di commemorazione: “Che Dio ti benedica soprattutto perché non credente, perché Dio sopporta i credenti ma predilige decisamente gli atei”. (Red – 23 feb)