Roma, 16 mar – Oggi si producono il 45% in meno degli ettolitri rispetto a trent’anni fa e si è passati da 76,8 a 47 milioni di ettolitri/anno prodotti ma il fatturato e l’export (espressi in valore nominale) sono cresciuti: rispettivamente più del doppio il primo, da 4,2 miliardi di euro a 9,4 miliardi, e oltre sei volte il secondo, da 800 milioni a 5,4 miliardi. “E il nostro vino mantiene saldamente il secondo posto per quota di mercato globale col 19,9%”. Lo afferma il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci, a 30 anni dallo scandalo del vino al metanolo, sottolineando che “quello che è accaduto dopo rappresenta una straordinaria metafora della missione del nostro Paese”. E aggiunge che “questa parabola produttiva e culturale, che ha nel vino il suo campione, riguarda una parte rilevante della nostra economia. Questa tensione costante alla qualità rivela il cuore e il motore del made in Italy, legato alla qualità, alla bellezza, alla cultura”. Quella del vino è allo stesso tempo una parabola di un’economia più qualitativa e sostenibile ma anche una metafora del successo di tanti altri settori del made in Italy che hanno seguito l’esempio del vino”. Citando poi dati di Fondazione Symbola e Coldiretti Realacci evidenzia che nella filiera agroalimentare “siamo il Paese più forte al mondo per prodotti distintivi, con 282 prodotti Dop, Igp, Stg. L’export di scarpe è diminuito da 218 mila a 165 mila tonnellate in 30 anni ma il valore nominale è passato da 5 a 11 miliardi di dollari. Nell’abbigliamento in pelle l’esportazione è passata da 1.910 tonnellate a 2.254 tonnellate, mentre il valore è triplicato: 787 milioni di dollari a fronte di 233. Nella produzione di macchine per l’industria alimentare siamo passati da un export di 68 mila tonnellate (952 milioni di dollari) a 157 mila tonnellate, per un valore nominale complessivo a 4,1 miliardi: +333%”.
(red)